domenica, 13 aprile 2008
"Guida galattica per gli autostoppisti" di D. Adams (ed. Mondadori)
Trama: È una brutta mattina per Arthur Dent. La sua casa sta per essere distrutta pere fare posto ad un’autostrada. Va peggio al Pianeta Terra che, quasi in contemporanea, sta per essere distrutto dagli alieni Vogon per fare posto ad un’autostrada dell’iperspazio. Comincia in questo modo un viaggio spaziale e ricco di sorprese.
Giudizio personale: Un gioiellino della fantascienza, che sotto le esilaranti spoglie delle vicende di un terrestre qualunque che d’improvviso si ritrova catapultato in un turbine di eventi “galattici”, dà una visione al vetriolo della società umana, delle sue manie e delle sue miopi vedute. Questo senza alcun intento apertamente morale o didattico: come la migliore satira (direi quasi di stampo oraziano), presenta le situazioni. Starà al lettore comprenderne l’ironia e il punto di vista dell’autore.
Capitoli brevi (spesso brevissimi) conferiscono allo scorrere della trama un ritmo incalzante che appassiona e non lascia respiro fino all’ultima pagina.
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domenica, 06 aprile 2008
"Solaris" di S. Lem (ed. Mondadori)
Trama: Nel momento della sua più gloriosa espansione - i viaggi interstellari - l'uomo si imbatte in un enigma insolubile, una sfida impossibile. È il pianeta Solaris, un pianeta "vivo": la sua essenza, le sue ragioni travalicano la capacità della mente umana; di fronte a esso anche la scienza più evoluta è impotente. Solaris è capace di far perdere all'individuo la propria identità,di ridurlo a brandelli di coscienza, di obbligarlo a confrontarsi con il proprio groviglio di conflitti interiori e a misurarsi con i grandi interrogativi dell'universo. Sull'oceano vivente che costituisce la sua superficie, un oceano che assume continuamente una miriade di forme effimere e incomprensibili, ruota una stazione orbitante: all'interno tre scienziati,ciascuno chiuso nella propria solitudine, ciascuno in balia degli incubi e dei miraggi che il pianeta proietta su di lui.
Giudizio personale: Bellissimo romanzo, giocato su più piani letterari ed interpretativi.
L’indagine scientifica del misterioso pianeta Solaris lascia presto il posto ad una ricerca ben più inquietante: quella dentro l’uomo stesso, le sue ansie, le sue attese, i suoi tormenti, rappresentato dalle presenze che si manifestano al protagonista, facendo vacillare le sue certezze e smuovendo sensi di colpa e sentimenti che aveva cercato di sopraffare. Un viaggio all’interno l’io che si trasforma quindi in ricerca metafisica dell’esistenza e del senso di essere umani, un dramma che inesorabilmente accompagna il destino di ogni uomo e la cui soluzione è ancora al di là da venire.
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lunedì, 31 marzo 2008
"Il Signore dei Sogni" di R. Zelazny (ed. Sellerio)
Trama: Una cura rivoluzionaria per i disturbi psichici. Si può entrare nei sogni di una persona e modificarli oppure crearne di nuovi. C'è però un rischio: qualche volta non si riesce più a uscirne.
Giudizio personale: Sono rimasta un po’ delusa da questo breve romanzo. Ho apprezzato lo stile di alcune parti, molto elaborato, curato e visionario, così come l’idea motrice della storia è sicuramente pregevole. Tuttavia l’intreccio non mi ha coinvolta molto, forse per la freddezza scientifica di alcuni passi (sicuramente in linea con la professione del protagonista, meno con i miei gusti). Il finale mi è sembrato frettoloso. Insomma...
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venerdì, 28 marzo 2008

"L'amuleto di Samarcanda (vol. I della Trilogia di Bartimeus)" di J. Stroud (ed. Salani)
Trama: Il millenario jinn Bartimaeus, il demone che costruì le mura di Uruk, Karnak ePraga, che parlò con re Salomone, che cavalcò per le praterie con i padri deibisonti, viene improvvisamente richiamato dal mondo degli spiriti ed evocato aLondra. Una Londra tetra e cupa dove la magia consiste in un'unica capacità:quella di evocare e asservire demoni, i quali, loro malgrado, obbediranno aogni ordine del mago che li tiene in suo potere. Bartimaeus deve compiere unamissione difficilissima: rubare l'Amuleto di Samarcanda al temibile eambizioso Simon Lovelace...
Giudizio personale: Romanzo scorrevole, ben scritto, semplice (ma non semplicistico, banale o scontato) e soprattutto ironico. La trama cattura l’attenzione e non fa staccare gli occhi dalle pagine, fino alla fine. Il jinn Bartimeus, inoltre, è irriverente, sardonico, altezzoso, beffardo… Insomma, adorabile! Un fantasy non classico, ma innovativo e piacevolissimo come lettura d’evasione.
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giovedì, 27 marzo 2008
"La fine dell'eternità" di I. Asimov (ed. Mondadori)
Trama: In un futuro ancora molto lontano l'uomo ha imparato a viaggiare nel tempo, spostandosi con disinvoltura da un secolo all'altro e organizzando traffici commerciali tra ere diverse. Il viaggio nel tempo permette anche di tenere l'umanità sotto rigido controllo, modificando tutto ciò che potrebbe provocare gravi turbamenti nella storia. A effettuare i cambiamenti sono delegati gli analisti e i tecnici della chiusa casta degli Eterni, gli unici in grado di manipolare passato e futuro. Un giorno però Andrew Harlan, un giovane Eterno, si trova di fronte ad una scelta atroce: salvare l'eternità o il suo amore, e non avrà dubbi.
Giudizio personale: Il romanzo è incentrato sul tema del viaggio nel tempo, le sue implicazioni e i suoi paradossi, non disdegnando una forte caratterizzazione dei personaggi e uno sfondo sentimentale che è parte integrante dell'intreccio.
L’argomento fondante dell'opera riguarda la libertà umana e il libero arbitrio, da cui si dirama una sottile riflessione sociologica. La possibilità di scegliere è un atto di coraggio e rischioso, perché comporta innanzitutto l’aprire gli occhi sulla realtà così com’è, senza inganni (o auto-inganni), nonché la presa di coscienza delle responsabilità e delle conseguenze che ogni atto dettato dal libero arbitrio comportano.
Molto bello, scorrevole e ricco di suspence (legata tanto alle situazioni che alle emozioni in cui sono immersi i protagonisti), getta le fondamenta per le riflessioni e i mondi creati nei romanzi successivi da questo straordinario e prolifico autore.
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mercoledì, 26 marzo 2008
"Cronache marziane" di R. Bradbury (ed. Mondadori)
Trama: L'arrivo degli "alieni terrestri" sul Pianeta rosso, l'incontro e lo scontro fra due civiltà e due maniere di intendere la vita e l'universo. I racconti estrosi e poetici di uno scrittore che ha travalicato la narrativa di genere per approdare alla grande letteratura.
Giudizio personale: Attraverso una serie di racconti, delineati in uno stile che non esiterei a definire “lirico”, l’autore presenta la spedizione terrestre su Marte, l’esodo degli uomini su questo pianeta e le sue conseguenze.
Quelle che potrebbero essere semplici storie fantastiche in realtà sono impregnate di un senso ulteriore, davvero profondo e anche amaro.
Due sono le ulteriori chiavi di lettura che ho riscontrato.
La prima è l’epopea degli Stati Uniti d’America sotto metafora.
La seconda è incentrata sulla natura umana. Leggendo, mi è venuto in mente il passo di Seneca che sostiene che l’uomo per cambiare davvero se stesso, non deve limitarsi a emigrare in un altro luogo, bensì deve mutare animo. Da qui, estenderei tale concetto anche al filo rosso che percorre quest’opera: l’uomo può pure recarsi su un altro pianeta, ma condurrà con sé la sua insita natura prevaricatrice, distruttrice, meschina e cieca. C’è scampo, dunque, da noi stessi?
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lunedì, 24 marzo 2008
"Ubik" di P.K. Dick (ed. Fanucci)
Trama: Come fa Glen Runciter, titolare di un'agenzia di anti-telepatia, a comunicare con sua moglie Ella per avere consigli dall'aldilà, da un mondo informe e allucinante di semi-vita o non-morte? E perché mai dopo ogni collegamento con Runciter la semi-vita di Ella si va affievolendo sempre più? Che cosa afferra Joe Chip dal suo mondo del 1992 e lo scaglia nell'America degli anni Trenta? E come è possibile che Joe riceva dei misteriosi e cupi messaggi sui muri e sugli specchi dei bagni dal suo capo quando questi è stato ucciso da una bomba esplosa sulla Luna? Come mai anche Pat, con tutti i suoi terribili poteri, è intrappolata insieme a Joe Chip in un assurdo incubo?
Giudizio personale: Opera cardinale di Dick, è ricca dei temi classici di questo autore: i paradossi dell’esistenza, l’analisi “surrealista” della società umana, il labile e spesso inesistente confine tra realtà e illusione, la mancanza di un principio unificatore del significato delle cose (e degli stessi concetti di vita e morte). L’irruzione del soprannaturale, gli interrogativi incalzanti e colpi di scena mettono a dura prova il lettore, che, come i personaggi del romanzo, si ritrova in una mondo né del tutto reale né completamente fantastico, in un vortice che fa perdere ogni senso dell’orientamento, lasciando aleggiare solo l’angoscia di non comprendere più cosa esista davvero o no, se siamo vivi o morti, se questo “Ubik” sia la salvezza (ma da che cosa?) oppure la fine di tutto.
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domenica, 23 marzo 2008
"1984" di G. Orwell (ed. Mondadori)
Trama: 1984. Il mondo è diviso in tre immensi superstati in perenne guerra tra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia. In Oceania, la cui capitale è Londra, la società è governata secondo i principi del Socing, il Socialismo Inglese, dal Grande Fratello, che tutto vede e tutto sa. I suoi occhi sono le telecamere che spiano di continuo nelle case, il suo braccio la psicopolizia che interviene al minimo sospetto. Tutto è permesso, non c'è legge scritta. Niente, apparentemente, è proibito. Tranne pensare, se non secondo i dettami del Socing. Tranne amare, se non con il fine esclusivo di riprodursi. Tranne divertirsi, se non con i programmi televisivi di propaganda. Tranne vivere, se non secondo gli usi e costumi imposti dall'infallibile e onnisciente Grande Fratello, che nessuno ha mai visto di persona.
Ovunque grandi manifesti che lo ritraggono, con i suoi grossi baffi neri, ovunque slogan politici da lui ideati: "La guerra è pace"; "La libertà è schiavitù"; "L'ignoranza è forza".
Dal loro rifugio, in uno scenario desolante da Medioevo postnucleare, il protagonista, Winston Smith, "l'ultimo uomo in Euoropa" (questo il titolo che avrebbe preferito l'autore) e Julia, la sua compagna, lottano disperatamente per conservare un granello di umanità.
Giudizio personale: [*** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***] Agghiacciante. L’uomo ridotto al nulla, peggio di un morto vivente, senza interiorità, né pensiero proprio. Una vuota cassa risonante di slogan inculcati da altri. L’individuo in quanto tale (essere che ha coscienza di se stesso ed è diverso dagli altri) non esiste. Niente ha più significato (storia, passato, arte, sentimenti, …), eccetto quanto decreta e stabilisce, a proprio piacimento, chi detiene il potere.
Il finale, inoltre, non lascia spazio ad alcuna speranza di cambiamento. Il protagonista si illude che qualcosa, anche in un futuro lontano possa cambiare, che vale la pena lottare, ma ogni sua illusione viene drasticamente calpestata, spezzata, schiacciata brutalmente.
Attonita, mi sorge la domanda più inquietante: è fantascienza o realtà?
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giovedì, 20 marzo 2008
"Universo incostante" di V. Vinge (ed. Nord)
Trama: Come sarebbe un universo in cui le leggi fisiche non fossero costanti? Ecco lapremessa di questo romanzo, fondato sull'ipotesi che la nostra galassia siadivisa in quattro zone. Nelle due più interne, la velocità della luce è unlimite invalicabile e lo sviluppo di civiltà progredite risulta possibilesoltanto in quella più esterna: la cosiddetta zona "lenta", che comprende laTerra. Oltre quest'ultima si apre una dimensione assai vasta, dove la velocitàdella luce non è più assoluta e la civiltà è avanzatissima. Infine c'è unazona "trascendente", dai contorni indefiniti. E proprio all'interno di questazona una civiltà interstellare scopre un pianeta-archivio, ricettacolo diconoscenze illimitate, ma anche sede di una perversa entità che, dopo milionidi anni, viene riattivata e scatena il suo potere distruttivo su migliala dimondi. Soltanto un'astronave sfugge all'apocalisse e si dirige verso l'unicopianeta in cui si potrà elaborare una difesa per evitare la distruzionedell'universo...
Giudizio personale: L’inizio risulta un po’ arduo, bisogna concentrarsi per capire l’universo creato dall’autore e le sue caratteristiche. Poi, gli episodi si succedono a ritmo incalzante, toccando parecchi temi classici della fantascienza, ma senza essere banale. I personaggi, le razze aliene e i mondi descritti risultano credibili e ben delineati. Inoltre, nonostante la mole di pagine, ogni scena è funzionale all’intero romanzo, incasellata per comprendere la psicologia dei protagonisti e l’intreccio della trama, e mette in risalto il talento inventivo e l’abilità espositiva di questo scrittore.
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lunedì, 10 marzo 2008
"L'uomo che cadde sulla terra" di W. Tevis (ed. Minimum Fax)
Trama: "Non era un uomo, eppure era molto simile all'uomo". E allora cosa èl'individuo gentile e fragile che si fa passare per cittadino britannico,nascondendosi dietro il nome altisonante di Thomas Jerome Newton, che accumulain breve tempo una vera e propria fortuna grazie a invenzioni geniali einaudite, che vive in solitudine quasi completa dedicandosi a un compitomisterioso e immane?
Giudizio personale: Bellissimo, triste ed emozionante fino all’ultima pagina. Fa parte di quel genere di fantascienza che più amo, intriso di una sottile malinconia ed amarezza, percorso da domande esistenziali implicite (cosa è davvero umano e cosa alieno? esiste un’accettazione profonda con ciò che riteniamo diverso da noi? l’umanità punta solo al potere, a prescindere alla propria possibile autodistruzione, oppure è disposta ad essere “salvata”?).
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lunedì, 10 marzo 2008
"La Rocca dei Silenzi" di A. D'Angelo (ed. Nord)
Trama: La Rocca dei Silenzi è un antico baluardo, situato all'interno di un vastoterritorio montuoso. Disabitata soltanto in apparenza, difende il silenzio dicui si ammanta sterminando senza pietà chiunque tenti di penetrarvi. Mal'arcimago Thal Dom Djèw è già sfuggito una volta a quella furia oscura,demoniaca, e per questo viene convocato dai maghi della Torre di Dòthrom ecoinvolto in un'impresa che mira a liberare la Rocca dal male che la ammorba.Ma perché quei maghi vogliono tentare un'impresa così folle, che rischia diportare soltanto morte e distruzione? Chi anima davvero le forze maligne chevivono in quel bastione?
Giudizio personale: Avendo letto le critiche più disparate su questo romanzo, mi sono ripromessa di approcciarlo in maniera assolutamente neutrale. Ebbene, a me è piaciuto moltissimo, l’ho letto d’un fiato. Il libro si snoda in un crescendo di difficoltà e orrori che i protagonisti devono affrontare, a cui fa riscontro il loro tormento (ma anche la loro crescita) interiore. I personaggi principali sono ben caratterizzati, così come l’ambientazione.
Ci tengo infine a sottolineare, che il romanzo non è senza finale: il finale c’è, soltanto non di quelli più tradizionali, manifesti o (a volte) “banali”.
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lunedì, 10 marzo 2008
“Il gioco di Ender” di O.S. Card (ed. Nord)
Trama: Gli alieni hanno attaccato due volte la Terra e hanno quasi distrutto laspecie umana. Per assicurarsi la vittoria nel successivo scontro di questaguerra, il governo del mondo ha deciso di creare una razza di geni militari,di allevare bambini al di fuori del mondo normale e istruirli nelle artimarziali tramite una serie di "giochi di guerra" e di combattimenti simulati,basati sull'uso del computer. Ender Wiggin è un genio tra i geni: nato conle doti di un superbo comandante e condottiero di uomini, viene forzato a unaprecoce maturità attraverso un addestramento continuo e pressante. Toccherà alui, unico a vincere tutti i "giochi", assumere il comando delle forzeterrestri e la salvezza del genere umano sarà nelle sue mani...
Giudizio personale: Scritto molto bene, ricco di colpi di scena, ottima caratterizzazione psicologica dei personaggi, situazioni coinvolgenti. Catturata pagina dopo pagina!
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lunedì, 10 marzo 2008
“La mano sinistra delle tenebre” di U. Le Guin (ed. Tea)
Trama: Il romanzo racconta la storia di un solitario messaggero, Genly Ai, e dellasua missione su Inverno, un pianeta sconosciuto e ghiacciato, i cui abitantipossono scegliere - e cambiare - il proprio sesso. Scopo della missione èaccelerare l'ingresso di Inverno nell'Ecumene, la lega dei mondi civilizzati,e per far ciò Ai dovrà farsi strada nelle sottili trame dei governanti, sitroverà a combattere per la sua stessa sopravvivenza ma, soprattutto, dovràessere pronto ad aprirsi a un mondo nuovo e diverso e a confrontarsi con unasfida più alta: che cosa è "alieno" e che cosa è "umano"?
Giudizio personale: Amo lo stile di questa scrittrice, nonché le sue (più o meno celate) riflessioni “filosofiche” all’interno delle proprie opere.
Ho apprezzato la storia e il senso di solitudine, angoscia e diversità che esulcera l’animo del protagonista (ma non solo).
Tuttavia, ho trovato alcune parti eccessivamente descrittive e lunghe, cosa che ha appesantito la lettura e non mi ha fatto coinvolgere fino in fondo nella narrazione.
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mercoledì, 27 febbraio 2008
"Anni senza fine" di C.D. Simak (ed. Nord)
Trama: La narrazione è costituita da una serie di episodi nei quali si immagina chela popolazione terrestre sia emigrata su Giove, dove intende realizzare inpieno la propria esistenza e la propria felicità. Sulla Terra sono rimastisoltanto i cani, insieme a un robot e a qualche sparuto essere umano. Inseguito a precedenti manipolazioni biologiche operate dagli scienziati, i canihanno vorticosamente accelerato la propria evoluzione, accrescendo il loroquoziente di intelligenza. Ora hanno costituito una comunità che rammenta connostalgia i tempi antichi, quando l'uomo era padrone della Terra, comeun'epoca leggendaria e irripetibile. A loro volta i cani dovranno abbandonareil pianeta per cederlo a una nuova specie in evoluzione: le formiche.
Giudizio personale: Un libro grandioso, di ampissimo respiro. Un genere di fantascienza che non si sofferma tanto sulla scienza e la meccanica o tecnologia, ma intende indagare le emozioni, lo spirito, il pensiero.
Denso di emozioni, di calore umano, di amore per la vita, pervaso da un’intensa e struggente malinconia, "City" (così il titolo originale) parla dell'apice e della caduta dell'uomo, del suo abbandono delle città, del pianeta Terra (verso un’utopica nuova forma di felicità e di esistenza su Giove) ed infine della rinuncia alla vita stessa, sullo sfondo dell'evoluzione intelligente degli animali.
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mercoledì, 27 febbraio 2008
"Mattatoio n. 5" di K. Vonnegut (ed. Feltrinelli)
Trama: Per una decina di giorni, verso la fine della Seconda guerra mondiale, Kurt Vonnegut, americano di origine tedesca accorso in Europa, con migliaia di altri figli e nipoti di emigranti come lui, per liberarla dal flagello del nazismo, batté lande tedesche coperte di neve che il suo piede non aveva mai calcato. Fatto prigioniero durante la battaglia delle Ardenne, ebbe la ventura di assistere al bombardamento di Dresda da un osservatorio decisamente sconsigliabile alle persone deboli di cuore: l’interno di una grotta scavata nella roccia sotto un mattatoio, adibita e deposito di carni, nelle viscere della città. Alla fine del bombardamento, che fu uno dei più terribili e sanguinosi nella storia della guerra, quando Vonnegut uscì all’aperto, al posto di una delle più belle città del mondo c’era un’ondulata distesa di macerie sopra un numero incalcolabile di morti. Da questa dura e incancellabile esperienza nacque "Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini", storia semiseria di Billy Pilgrim, americano medio affetto da un disturbo singolare ("ogni tanto, senza alcuna ragione apparente, si metteva a piangere") e in possesso di un segreto inconfessabile: la conoscenza della vera natura del tempo. Tutto è, è sempre stato e sempre sarà, passato e futuro sono sempre esistiti e sempre esisteranno, nulla dipende dalla volontà dell’uomo. "Prenda la vita momento per momento," dice a Billy Pilgrim l’ultraterrestre che un bel giorno d’estate lo rapisce col suo disco volante, "e vedrà che siamo, tutti, insetti in un blocco d’ambra."
Giudizio personale: Un romanzo, attraverso uno sguardo ironico e di finta impassibilità, lascia un gusto amaro per quello che sembra il destino costante dell'umanità: la guerra.
Mai banale, a tratti struggente, talora divertente, viene mescolata fantascienza "spicciola", ironia e realtà storica per mostrare al lettore tutta l'atrocità della guerra e della natura umana, pur senza scontato moralismo o aperte denunce.
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sabato, 23 febbraio 2008
"Il Signore delle Mosche" di W. Golding (ed. Mondadori)
Trama: Un aereo cade su un'isola deserta mentre è in corso un conflitto planetario. Sopravvivono solo alcuni ragazzi che si mettono subito all'opera per riorganizzarsi senza l'aiuto ed il controllo degli adulti. Sembra il prologo ideale per un romanzo d'avventura che celebri il pragmatismo e il senso della democrazia britannici. Qualcosa invece comincia a non funzionare come dovrebbe, emergono paure irrazionali e comportamenti asociali, da cui si sviluppa una vicenda che metterà a nudo gli aspetti più selvaggi e repressi della natura umana.
Giudizio personale: Golding vuol mettere a nudo la vera natura dell'animo umano, quel lato più oscuro e primordiale che solo apparentemente è stato domato grazie alla civilizzazione. Se questo istinto riemerge e prende il sopravvento, l'uomo regredisce ad uno stadio bestiale, diviene capace unicamente di distruggere, di salvaguardare la propria sopravvivenza in modo brutale, di diventare selvaggio al limite della bramosia per la violenza e il sangue altrui.
I ragazzi, sull'isola, infatti, perdono giorno dopo giorno ogni senso morale ed etico: loro unico scopo è la cruda sopravvivenza e la rivalità tra i diversi gruppi/soggetti per predominare ("essere il capo"), nonché dare sfogo all'insita violenza che cova in loro.
Questo crescendo di imbruttimento interiore (che non a caso rispecchia la sporcizia fisica) è descritto a tratti netti, secchi, in modo crudele, senza lasciar trasparire alcun senso di pietà.
Lo stile è rapido, scorrevole.
Avrei preferito una maggior attenzione alle paure ed emozioni dei protagonisti (la narrazione non trasmette il loro senso di angoscia o desiderio di violenza, se non attraverso i dialoghi o le azioni dirette). Maggior spazio occupa la descrizione della natura presente sull'isola: una natura affascinante, ma anche ostile e che può celare l'incarnazione delle proprie paure recondite, immutabile spettatrice delle atrocità che gli uomini (anzi, i giovanissimi ragazzi) compiono all'interno della propria specie e verso gli altri esseri viventi.
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sabato, 23 febbraio 2008
"Il dardo e la rosa" di J. Carey (ed. Tea)
Trama: Se non fosse per una macchia scarlatta nell'occhio sinistro, Phèdre sembrerebbe adatta a entrare come schiava a Casa Valeriana, i cui adepti vengono iniziati al dolore. Ma un nobile enigmatico riconosce in quella macchia un segno inequivocabile: il Dardo di Kushiel, il marchio che contraddistingue le "anguissette", coloro che amano la sofferenza per natura e non per costrizione. Così Phèdre viene educata nell'arte di dare piacere e subire la sofferenza fisica, ma viene addestrata anche ad osservare, ricordare e analizzare, diventando in questo modo un'abilissima spia. E sarà proprio lei a intuire un complotto per destabilizzare il regno...
Giudizio personale: Ero alquanto reticente nei confronti di questo romanzo, avendo letto opinioni discordanti.
Ebbene, mi è piaciuto moltissimo!
I personaggi sono estremamente vivi, la storia avvince e fa proseguire pagina dopo pagina.
Qualche pecca? Alcune rindondanze e descrizioni eccessivamente dilungate.
Non vorrei proclamare questo romanzo come la rivelazione del secolo, ma quando un libro mi fa palpitare il cuore, sorridere e commuovere, non può che essere comunque promosso a pieni voti!
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venerdì, 15 febbraio 2008
"Il vagabondo delle stelle" di J. London (ed. Adeplhi)
Trama: Siamo nel braccio della morte a San Quentin, in California, dove ilprotagonista viene regolarmente sottoposto a torture e costretto in unacamicia di forza. Con straordinaria autodisciplina riuscirà a trasformarsi inuno sciamano capace di attraversare le barriere del tempo come muri di carta.
Giudizio personale: Il romanzo si può considerare sviluppato seguendo tre piani diversi interconnessi tra loro: la detenzione del protagonista in carcere, la scoperta di un nuovo senso del concetto di vita/morte e corpo/anima, mini racconti sulle visioni delle vite passate.
Se i primi due punti sono mirabilmente intensi, benché per aspetti diversi (il primo è crudo, realistico; il secondo squisitamente lirico), gli inserti sui ricordi delle vite precedenti, alquanto lunghi, mi hanno affaticato la lettura. Di sicuro essi hanno una stretta connessione con tutto il resto del libro, ma ammetto di averli saltati completamente (eccetto un paio) perché mi annoiavano.
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venerdì, 15 febbraio 2008
"Il Guardiano dei sogni: le avventure di Randolph Carter" di H.P. Lovecraft (ed. Bompiani)
Trama: Volume che riunisce tutte le avventure dell'alter-ego onirico dell'autore, Randolph Carter, esperto sognatore capace di giungere fino ai luoghi più remoti e inaccessibili anche ai più grandi pionieri delle Terre dei Sogni. Il volume comprende: "Alla ricerca dello sconosciuto Kadath", racconto lungo in cui Carter, superando l'opposizione degli Dei delle lande dei Sogni della Terra, riesce a penetrare nel loro castello d'onice, arroccato sul monte Kadath, e ad ottenere il possesso della favolosa Città del Tramonto dei suoi sogni. "La testimonianza di Randolph Carter", racconto breve seguito da una lettera in cui Lovecraft parla del sogno da cui ebbe origine questo scritto. "La Chiave d'Argento", che vede Carter venire in possesso di una misteriosa Chiave d'Argento, tramandatagli dai suoi antenati, e partire per Arkham, la città della sua infanzia. E, per finire, "Attraverso le porte della Chiave d'Argento", in cui Carter svela che ne fu di se stesso, una volta giunto ad Arkham.
Giudizio personale: Il cui viaggio iniziatico del protagonista diviene simbolo della ricerca sia dell'autore sia di tutti coloro che aspirano a qualcosa di più puro oltre la realtà atroce e meschina.
Dall'introduzione di G. de Turris: "E' la rivincita del sogno sulla banalità quotidiana, dell'eversiva evasione in un luogo diverso per non avere almeno momentaneamente a che fare con una realtà bruta e avvilente".
Il Maestro di Providence, grazie ad un turbine, una fantasmagoria incessante di esseri e luoghi fantastici e terrificanti, trasporta con sé il lettore attraverso gli abissi dello spazio e del tempo.
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sabato, 09 febbraio 2008
"Neuromante" di W. Gibson (ed. Nord)
Trama: Un mondo di cupa delinquenza e di elevata tecnologia, di droghe e computer, ditraffico nero di organi umani, di popolosi quartieri dove si aggira il piùsquallido sottobosco umano. In questo mondo si muove Case, un tempo il miglior"cowboy" d'interfaccia, che, con la mente, riusciva a entrare e a muoversi nel"cyberspazio", dove la sua essenza disincarnata frugava nelle banche dati diricchissime multinazionali per rubare le informazioni richieste dai suoimandanti. Dopo aver cercato di ingannare alcuni di loro, il suo sistemanervoso è stato danneggiato in maniera tale da non poter più entrare nel"cyberspazio". Ma adesso gli viene offerta una nuova possibilità e stasoltanto a lui sfruttarla a dovere...
Giudizio personale: Romanzo capostipite ed emblema della letteratura cyberpunk.
Le immagini e le scene si susseguono in modo serrato, come un groviglio di impulsi elettrici, che catapultano il lettore nella matrice del cyberspazio.
Bellissima e vivida l'atmosfera di alcune ambientazioni, che poteva essere forse descritta più riccamente.
La parte centrale del romanzo è un ritmo serrato di azione, eventi e dialoghi, a mio gusto manca qualche focus in più sui personaggi e la loro interiorità. Eccezionale, invece, la parte finale, nella quale sembra veramente di fluttuare ed arrancare insieme al protagonista nel cyberspazio, dove personalità e ricordi si liberano, rischiando di perdersi nel nulla o di dare vita a nuove forme di esistenza.
Nel silenzio Nimiel78 sospirò in
libri,
ultime letture alle ore 18:00
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