E' tempo di avere il coraggio di dire Addio.
Presto.

© pix by Nimiel
L’autunno che si riappropria della propria essenza.
I know the bottom, she says. I know it with my great tap root;
Perché questo è l'inferno, e io non ne sono fuori
(Marlowe)
Dietro queste concrezioni di pixel, file di codici, c'è una persona, un'anima, un'essenza...
Non sono un'ombra o un avatar fatto di byte.
Esisto in tutta la complessità di un essere vivente, di un individuo.
Con i sentimenti, le aspettative, le speranze, le emozioni di una persona vera.
Non sono un tag in html, ad uso e consumo della svogliatezza di un fugace istante...
Francesca (aka Nimiel)
Silenzio.
E parole che muoiono in bocca, lasciando un gusto amaro.
La stanchezza pulsa flemmatica, risuonando un sordo toon nelle tempie.
Oggi sarebbe una giornata meravigliosa da vivere, fuori.
Il cielo riflette la luce come un prisma incontaminato, il vento (finalmente non più arido, ma intriso di fragranza settembrina) soffia indomito e salubre.
Invece nello specchio vedo il mio volto simile alla mia stessa imago mortis, teso e pallido-verde, con le occhiaie che si fanno più profonde.
Malinconia profonda.
Ho voglia di respirare la notte e la natura, serena, udire i sussurri arcani dell’Oltre.
Invece, in sconfinata solitudine, mi intossico di anonimi pixel che si aggregano in conformazioni artefatte su un schermo anonimo.
... sublime musica oscura, inumana... un brivido olografico...

Già trascorsa la sera
volge la luna al tramonto
ed eccoci a contare
le ore di un’altra notte,
guardando la luna
scivolare nell’abisso
e con lei l’allegria
senza che tu sia venuto
perso con le mie speranze,
fissando la tua sedia vuota
in compagnia della tristezza
dopo aver chiesto invocato
in silenzio la tua venuta.
(dalla poesia "Il convitato assente" della poetessa irachena Nazik al-Mala'ika)
Occhi che in sogno non oso incontrare [l'ultime delivrance de l'Ame]
Les yeux livides, s'efface lentement ma vie,
Liberant, un trop plein de souffrances,
mon corp, las d'un douleureux passe,
Fige par la peur et la mort.
J'implore la vie de laisser s'enfuir mon ame
de cette prison de lamentation et d'agonie.
Non amo l’estate. Luglio e agosto, nella mia vita, sono sempre stati i mesi più crudeli.
La stanchezza infinita, fisica e interiore, che distilla fitte di dolore alla testa.
Le notti bianche di afa e lacrime, a rigirarmi nel filo spinato delle inquietudini, dei dubbi, dei problemi.
Le giornate atone, afone, desertificate, col pensiero altrove e gli occhi, il volto deformati dallo sfinimento, dal pianto.
Trascino i passi come le ore. Senza scopo, abulica. Senza vita.
Mi sento scolorire. Quella da evitare, nascondere, strana e inutile, ora ha l’impressione di mutarsi nell’ombra che è sempre stata considerata, trattata.
Non riesco a esprimere la sofferenza attonita di questi giorni, innestata sul cancro della mia non vita già esistente. E’ un peso al petto che mi toglie le parole, vetrifica lo sguardo.
Non c’è fondo al dolore. E’ un baratro senza speranza, in cui si cade, cade, cade…
Questa rinnovata sferza di immane solitudine che mi affonda. Avviluppata nella ragnatela di illusioni e parole abilmente scelte. Beffa e auto-inganno.
Merito tutto questo, dunque…

remember how it used to be
when the sun would fill up the sky
remember how we used to feel
those days would never end
those days would never end
remember how it used to be
when the stars would fill the sky
remember how we used to dream
those nights would never end
those nights would never end
it was the sweetness of your skin
it was the hope of all we might have been
that fills me with the hope to wish
impossible things
but now the sun shines cold
and all the sky is grey
the stars are dimmed by clouds and tears
and all i wish
is gone away
all i wish
is gone away
all i wish
is gone away
... imploro di morire... solo questo... per pietà...
oh - my dearest; the sweet music in the ear -
albeit, daresay I, the lullaby of an everso dark sleep.
my precious,
likest thou what emergeth yon the distant?
the throbbing and breathing of life's machinery!
wanion its oh so damndest soul!
with the devil-instrument it we shall reap,
after the banquet obscur'd in our thole,
its blood so lovingly across our faces smear
lord of carnage!,
lady of carnage!,
one funeral maketh many,
swarm god's acres;
two indeed more:
blest treat of delight -
give praise for the blood it bled,
grant a rose for the dead!
grant a rose for the dead!
enraptur'd by the timeless beauty of the
shadowsphere,
we two abide the overlook'd time of the watch.
make this cherish'd feast last
but until the new dawn ascendeth.
be still - harken the lure of night!
bale in each its damndest shadow,
cloth me in night, ne'er fell rue,
in its face, behold! naught save grue.
pray, ne'er come hither daylight!
wane to dust the wight,
velvet darkness, thee we ourselves bestow!
misery it in velvet fright
A butterfly's vessel
returns to Earth
where she came from
from what she's made of
with the help of some ants
she gives herself back to the land
that had nourished her while being alive
back to the origin
that is what death is.

Mi volto all’eco del mio nome
L’ingenuo sorriso muore all’istante
Innanzi solo il vorticare Vuoto
Che ulula ghigni
Gelo che smorza ogni pulsione vitale
Mi desto in un nuovo incubo
Una manciata di inutile polvere in mano
A Star is in the Sky
For anyone of us
But in some
There is no light I see
So many meaningless words
Covers this dusty world
Is this the will of Destiny
It's hard to understand
All these unworthinesses
I close my eyes...
Understand the aim of sorrow
No, no I never will
Fall down with useless sadnesses
No, I never will
Yet there's something so deep in me
I can't help bleeding
Is there no place to hide away from misery?