Cristina Donà - "Settembre"
"... l'amore a settmbre mi ha fatto sentire ancora leggera..."
Cristina Donà - "Settembre"
"... l'amore a settmbre mi ha fatto sentire ancora leggera..."
Il mio nuovo (splendido) video.
Song: "Warriors" (from Michael Flatley's "Lord of the Dance").
Clips from the movies "Hero" and "House of Flying Daggers".
Passo celere, pensieri altrove, musica che scandisce il tuo riflettere.
Ti blocchi all’improvviso, richiamato da una folata di un profumo noto, ma che non riesci ad identificare, associare. Ti osservi attorno. Scorre la quotidianità, senza faglie o turbamenti. Nulla di rilevante, eppure qualcosa ti ha fatto fermare proprio lì. Turbato, fissi quell’angolo, quasi la pietra in sé racchiudesse l’essenza di un momento vissuto, ormai smarrito. Ti sovviene un vago senso di malinconia e dolcezza, un sorriso perduto nella memoria, che ti avvolge e riempie l’anima fino a traboccare. Sgomento per una tale intensità… Eppure, i ricordi sono vuoti.
Rassegnato, riprendi a camminare, voltandoti più volte. Scuoti il capo, per scrollarti di dosso quelle sensazioni. Un gatto ti scivola accanto e incrociando il suo sguardo un brivido ti solca la pelle.
Sensazioni passeggere. Oppure stralci di un qualche sogno. Nulla più.
Così, ti dimenticherai di me.

Mi volto all’eco del mio nome
L’ingenuo sorriso muore all’istante
Innanzi solo il vorticare Vuoto
Che ulula ghigni
Gelo che smorza ogni pulsione vitale
Mi desto in un nuovo incubo
Una manciata di inutile polvere in mano
Se mai esistesse una qualche forma di deità, posso asserire che esiste solo il dio Dolore. Esso è l’unico che mi si è manifestato in tutta la sua potenza, costanza, veemenza. Che mai ha lasciato le sue briglie dalla mia anima, anzi, s’ingegna nuovi e sagaci supplizi. Mai, mai ha fine: può alleviarsi qualche istante, ma presto riprende più acuto di prima.
Soffoco del mio stesso pianto, inutile, ma esaurite le forze e le parole non rimane altro. Mi osservo, con una punta di macabro narcisismo, mentre il volto viene deformato, vaiolato dalla sofferenza, scarnificato in smorfie disumane. Solo i miei occhi mantengono una scintilla di lontana bellezza: tra capillari purpurei gonfi fin quasi ad implodere, un bagliore nelle cupe pupille si dilata e illumina lo sguardo (a volte mi illudo ancora puro), benché nell’agonia… La preghiera assurda, estrema, del condannato ad estenuante tortura, che domanda esulcerato il perché… Il perché di tutto questo; me lo merito davvero così atroce, fino in fondo?
Le giornate sono un monotono vagolare in un pozzo buio in una solitudine che è tornata a lacerare ogni singulto che la gola strozzata geme.
Senza uscita, senza speranza, sola.
I neuroni cedono allo stordimento, si atrofizzano per non percepire più nulla.
Mi sono soffermata davanti al vaso di lavanda, stamattina, uscendo, innanzi a quei pochi grappoli esili che stentano a far capolino tra l’esuberanza delle foglie. Ricordo, da bambina, quando m’avvicinavo con fascino curioso a quelle chiazze di profumo color lilla, intenso nel sole, ne scostavo il fogliame in trepida attesa, per scovare qualcosa di fiabesco che l’ultima ombra nascondeva alla vista.
Ci sono anni che invitano a sognare mondi celati dietro l’aulire onirico dei fiori di lavanda.
Poi arrivano ère di silenzio, scavate da lugubri venti che spazzano pianure riarse, che gettano sale negli occhi fino a che persino le lacrime siano prosciugate.
Blog un po’ abbandonato a se stesso…
Molti pensieri in questo periodo di incertezza e trambusto.
La testa è presa da altro e adesso anche il tempo libero dovrà essere impiegato per le sopraggiunte necessità contingenti.
Ora, che sono così stanca. E sempre d’estate, tanto per stare sempre peggio di anno in anno in questa orribile stagione.
Non so cosa ne sortirà. Nemmeno chi…
... voglia di riposare, dentro...
... click...
“Questi sono i ricordi che si scolpiscono nella memoria”.
Mi sovvengono queste tue parole, ora, rivedo il tuo sguardo verso il cielo, gli alberi. Poi, mi hai attratto a te e baciato. Lì, in quel silenzio irreale, avvolto dall’incipiente calura che conferiva quel soffocante senso d’attesa. I tuoi occhi… I tuoi occhi in cui naufrago dolcemente, ove trovo sicurezza, bellezza, amore.
Le insidie sono sempre dietro l’angolo, le più crudeli si spera di tenerle lontane il più possibile, invece eccole che ti si scagliano addosso con tutta la loro impietosa ferocia, implacabile ineluttabilità. Ti dilaniano con gli artigli, coi denti acuminati, fin nel profondo, nell’intimo più fragile e luminoso, lasciandoti una larva che attonita cerca qualche nuovo autoinganno per sopravvivere miseramente.
Quelle parole oggi hanno il sapore amaro della veggenza, di un addio obbligato benché non voluto.
Chi l’avrebbe detto… Che forse è stata l’ultima volta che sono stata tra le tue braccia, che abbiamo passeggiato insieme, che abbiamo ragionato delle cose che amiamo e ci legano, che ho assaporato le tue labbra… Che quel saluto non è stato un arrivederci, ma un commiato definitivo. Quella lama che entrambi abbiamo percepito dividerci, forse era presagio di una separazione conclusiva.
Questa mattina mi ero alzata col sorriso, nonostante tutto, pensando a te, a quel sentimento immenso ed ineffabile che provo per te. Ora stringo e bacio il tuo anello, mentre lacrime attossicate rigano il viso, spenti il riso e lo sguardo, paventando una sorte infelice.
Dubbi funerei, quasi certezze, e tanto dolore, benché diverso, per entrambi. Non so che accadrà domani, oggi l’unica certezza che pulsa in me con disperata forza è che ti amo.
Mi cullo nella musica e nelle nostre memorie…
Love me like there's no tomorrow
Hold me in your arms, tell me you mean it
... DROWNING INTO VIOLET...

Ore notturne protratte tra lacrime, dolore, acido muriatico nelle viscere, come su un angusto atollo che via via si sgretola. Sotto il nulla peceo che mugghia i miei stessi lamenti.
Solitudine che viviseziona, lama gelida, implacabile.
Immagini varie di oggi e ieri. Sola.
Nulla cambia. Nulla può cambiare.
Attendo abulica che si smorzi l’estremo respiro, che questa macchina imperfetta e claudicante si arresti.
Dentro è già tutto morto. Da tempo.
Voglia di espandermi oltre la pesantezza dell’essere, ove lo sguardo dischiude meraviglia e l’incanto pervade il mio spirito che sente oltre il visibile.
Stanca e annoiata del putridume marcescente che s’accatasta intorno e affonda la rincorsa verso un sorriso, quando ogni fiaba è morta, dove nasce la speranza per ricominciare, rimane cosa in cui credere?
Non ha senso trascinarsi lungo ore spleenetiche o affanni inutili così…
Durante la mia ultima visita nei dintorni di Roma, la mia attenzione è stata magneticamente catturata dal profilo del Monte Cavo.
Un istinto simile ad una calamita continuava a farmi osservare quel luogo e interessarmi alle sue antiche vicende, che ho tratteggiato brevemente sul mio secondo blog, in questo post.
Non è un caso, credo, che quello fu luogo di primo piano, molto anticamente, agli albori della storia di Roma… Le mie antenne sono sempre recettive nei confronti di queste forze e nel territorio romano esse serpeggiano ancora con grande veemenza.
Non so cosa sia giusto o sbagliato fare, nelle piccole e grandi cose.
Non ho mai capito se seguire il cuore o la razionalità, oppure un giusto mix di entrambe.
Rifiuto la vita, perché vorrei tante cose fossero diverse. Perché sono esausta e troppo insicura, sfiduciata in me e in tutto.
In questo spazio privato, intimo… Mio. Un nulla inutile, ma mio. Almeno questo.
Contemplo i ricordi, ora, mi abbandono ad un istante di ineffabile e malinconica dolcezza.
Scorre e gorgheggia l’acqua nel canale colmo. Corrente sporca, che risale in superficie per un breve tratto prima di inabissarsi in condotti fetidi e pecei.
Giornate strane, di un’apatia corrosiva.
Mi senti?
Sono al tuo fianco. Seduta accanto a te, che guardo il tuo volto teso, preoccupato.
Ti stringo la mano, per trasmetterti tutta la mia energia, forza.
Il tuo sguardo che fissa il vuoto, pensieri che si rincorrono. La tensione non permette ancora alla stanchezza di dilagare.
Ti vedo in questo mio immaginarti così intensamente… Il riflesso di te nei miei occhi lucidi.
Appoggia il capo sulla mia spalla. Coraggio, ti infondo il mio fino all’ultima goccia. A te che cerchi sempre di donarmene oltremodo.
Anche se non posso fisicamente, ti sono vicina. Accanto a te. Sempre, ogni istante, ora più che mai.
E in questa circostanza così particolare e angustiante, ho sentito quanto tu sia entrato concretamente e totalmente a far parte di me, dei miei giorni, della mia vita…
Inganno
Una benda che chiude la vista
A me verso il mondo
A me verso il mio io
È un brancolare nella menzogna, schegge taglienti che ledono i piedi, uno sguardo smarrito che si cela nella vergogna dell’impudicizia, dell’impostura.
Inganno intessuto in serica rete dalla trama composita, lasciando aghi assetati di supplizi.
Alla colonna trafitta dagli strali del mio stesso mentire…
Una celebrazione, non solo un evento. Minuti che sono fluiti rapidi e sempre più intensi, un delirio emozionale che sa creare così veemente solo chi mette l’anima in quello che fa, in quello in cui crede. È davvero difficile esprimere a parole l’energia che si è creata, intrecciata a parole, cuore, forza.
L’occasione mi ha anche permesso di conoscere di persona alcuni esponenti del Connettivismo. Non avevo dubbi, ma sono davvero persone speciali. Se possibile, ne ho ancora più stima.
Dal primo istante, ho respirato con loro qualcosa di unico, l’eccezionalità di essere rari ed avere dentro sigillato a fuoco un ideale, la forza delle idee, nonché lo spirito creativo che scorre pulsante nelle vene… Ciascuno con la propria individualità, ma coesi al contempo. Un fiore quantico energetico variegato di impulsi oscuri e di potenza oltre l’umano. Sublimi.
Un grazie davvero immenso e di cuore a tutti coloro che sono intervenuti e hanno partecipato, in maniera diversa, ma in particolare mi soffermo proprio sui connettivisti.
A Logos che ha tenuto le fila organizzative dell’intero evento, senza risparmiarsi, e grazie al quale è stato possibile realizzare tutto ciò.
A 7di9 che mi ha dato fiducia, spero ripagata al meglio, e ad Antares666, entrambi finalmente conosciuti de visu: grazie dell’appoggio e incoraggiamento, siete impareggiabili e stupendi. Abbiamo performato alla grande (e senza provare!
).
Staordinari, poi, Kremo, Evertrip e Black M. Veri Artisti, semplicemente.
Infine, ma non da ultimo, un ringraziamento speciale a Zoon, per la stima, l’incoraggiamento, la pazienza e… per ogni cosa.