Una notte chiara, mentre gli altri dormivano, ho salito
le scale fino al tetto della casa e sotto un cielo
fitto di stelle ho scrutato il mare, la sua distesa,
il moto delle sue creste spazzate dal vento, divenire
come pezzi di trina gettati in aria. Sono rimasto nella lunga
notte piena di sussurri, aspettando qualcosa, un segno, l’avvicinarsi
di una luce lontana, e ho immaginato che tu venivi vicino,
le onde scure dei tuoi capelli mescolarsi col mare,
e l’oscurità è divenuta desiderio, e desiderio la luce che approssimava.
La vicinanza, il calore momentaneo di te mentre rimanevo
su quell’altezza solitaria guardando il lento gonfiarsi del mare
rompersi sulla riva e in breve mutare in vetro e scomparire…
Perché ho creduto che saresti venuta uscita dal nulla? Perché con tutto
quello che il mondo offre saresti venuta solo perché io ero qui?
("Mare Nero", Mark Strand)
Ho smemorato il mio nome nella caduta nella materia peritura, in un universo in cui persino le stelle, stremate, muoiono.
La mia essenza, che riverberava di arcano e purezza, è smarrita per sempre, in questo susseguirsi caotico di vite umane.
Sono perduta a me stessa, eternamente, in questa trappola caotica e ciarlante che ha dimenticato il Vero, l’Antico, il Silenzio.
Maledico il Demiurgo, causa prima di tutto questo dolore incarnato, di questa impudico e greve essere biologico che mi racchiude e limita, colui che nella Notte che fu mi disgiunse e incatenò all’Essere e alla Parola.
Alzo il pugni inutili al cielo, fendendo con schegge di urla il vuoto, piangendo la mia Terra, il mio Io, che mai più saranno.

La notte chiede chi sono:
sono la sua insonne intimità,
profonda e oscura,
sono la sua voce ribelle.
Velo la mia realtà con il silenzio
e avvolgo il mio cuore nel dubbio.
E triste fisso lo sguardo
mentre i secoli mi chiedono
chi sono .
(Nazik al-Mala'ika)
Nell'altro regno della morte
Svegliandoci soli
Nell'ora in cui tremiamo
Di tenerezza
(T.S. Eliot, "Gli Uomini Vuoti")
Outside
The storm clouds gathering,
Moved silently along the dusty boulevard.
Where flowers turning crane their fragile necks
So they can in turn
Reach up and kiss the sky.
They are driven by a strange desire
Unseen by the human eye
Someone is calling.
I remember when you held my hand
In the park we would play when the circus came to town.
Look! Over here.
Outside
The circus gathering
Moved silently along the rainswept boulevard.
The procession moved on the shouting is over
The fabulous freaks are leaving town.
They are driven by a strange desire
Unseen by the human eye.
The carinval is over.
We sat and watched
As the moon rose again
For the very first time.
Risveglio con immagini delle sue strade, luci, giardini. Voglia di passeggiare e abbandonarmi a tutto quello che mi trasmette. Manca…
Dopo la luce rossa delle torce su volti sudati
Dopo il silenzio gelido nei giardini
Dopo l'angoscia in luoghi petrosi
Le grida e i pianti
La prigione e il palazzo e il suono riecheggiato
Del tuono a primavera su monti lontani
Colui che era vivo ora è morto
Noi che eravamo vivi ora stiamo morendo
Con un po' di pazienza
Qui non c'è acqua ma soltanto roccia
Roccia e non acqua e la strada di sabbia
La strada che serpeggia lassù fra le montagne
Che sono montagne di roccia senz'acqua
Se qui vi fosse acqua ci fermeremmo a bere
Fra la roccia non si può né fermarsi né pensare
Il sudore è asciutto e i piedi nella sabbia
Vi fosse almeno acqua fra la roccia
Bocca morta di montagna dai denti cariati che non può sputare
Non si può stare in piedi qui non ci si può sdraiare né sedere
Non c'è neppure silenzio fra i monti
Ma secco sterile tuono senza pioggia
Non c'è neppure solitudine fra i monti
Ma volti rossi arcigni che ringhiano e sogghignano
Da porte di case di fango screpolato
Se vi fosse acqua
E niente roccia
Se vi fosse roccia
E anche acqua
E acqua
Una sorgente
Una pozza fra la roccia
Se soltanto vi fosse suono d'acqua
Non la cicala
E l'erba secca che canta
Ma suono d'acqua sopra una roccia
Dove il tordo eremita canta in mezzo ai pini
Drip drop drip drop drop drop drop
Ma non c'è acqua
Chi è il terzo che sempre ti cammina accanto?
Se conto, siamo soltanto tu ed io insieme
Ma quando guardo innanzi a me lungo la strada bianca
C'è sempre un altro che ti cammina accanto
Che scivola ravvolto in un ammanto bruno, incappucciato
Io non so se sia un uomo o una donna
- Ma chi è che ti sta sull'altro fianco?
Cos'è quel suono alto nell'aria
Quel mormorio di lamento materno
Chi sono quelle orde incappucciate che sciamano
Su pianure infinite, inciampando nella terra screpolata
Accerchiata soltanto dal piatto orizzonte
Qual è quella città sulle montagne
Che si spacca e si riforma e scoppia nell'aria violetta
Torri che crollano
Gerusalemme Atene Alessandria
Vienna Londra
Irreali
Una donna distese i suoi capelli lunghi e neri
E sviolinò su quelle corde un bisbiglio di musica
E pipistrelli con volti di bambini nella luce violetta
Squittivano, e battevano le ali
E strisciavano a capo all'ingiù lungo un muro annerito
E capovolte nell'aria c'erano torri
Squillanti di campane che rammentano, e segnavano le ore
E voci che cantano dalle cisterne vuote e dai pozzi ormai secchi.
In questa desolata spelonca fra i monti
Nella fievole luce della luna, l'erba fruscia
Sulle tombe sommosse, attorno alla cappella
C'è la cappella vuota, dimora solo del vento.
Non ha finestre, la porta oscilla,
Aride ossa non fanno male ad alcuno.
Soltanto un gallo si ergeva sulla trave del tetto
Chicchirichì chicchirichì
Nel guizzare di un lampo. Quindi un'umida raffica
Apportatrice di pioggia
Quasi secco era il Gange, e le foglie afflosciate
Attendevano pioggia, mentre le nuvole nere
Si raccoglievano molto lontano, sopra l'Himavant.
La giungla era accucciata, rattratta in silenzio.
Allora il tuono parlò
DA
Datta: che abbiamo dato noi?
Amico mio sangue che scuote il mio cuore
L'ardimento terribile di un attimo di resa
Che un'èra di prudenza non potrà mai ritrattare
Secondo questi dettami e per questo soltanto noi siamo esistiti, per questo
Che non si troverà nei nostri necrologi
O sulle scritte in memoria drappeggiate dal ragno benefico
O sotto i suggelli spezzati dal notaio scarno
Nelle nostre stanze vuote
DA
Dayadhvam: ho udito la chiave
Girare nella porta una volta e girare una volta soltanto
Noi pensiamo alla chiave, ognuno nella sua prigione
Pensando alla chiave, ognuno conferma una prigione
Solo al momento in cui la notte cade, rumori eterei
Ravvivano un attimo un Coriolano affranto
DA
Damyata: la barca rispondeva
Lietamente alla mano esperta con la vela e con il remo
Il mare era calmo, anche il tuo cuore avrebbe corrisposto
Lietamente, invitato, battendo obbediente
Alle mani che controllano
Sedetti sulla riva
A pescare, con la pianura arida dietro di me
Riuscirò alla fine a porre ordine nelle mie terre?
Il London Bridge sta cadendo sta cadendo sta cadendo
Poi s'ascose nel foco che gli affina
Quando fiam uti chelidon -
O rondine rondine Le Prince d'Aquitaine à la tour abolie
Con questi frammenti ho puntellato le mie rovine
Bene allora v'accomodo io. Hieronymo è pazzo di nuovo.
Datta. Dayadhvam. Damyata.
Shantih shantih shantih
(da "La Terra Desolata", T.S. Eliot)

Fermate gli incubi… Ogni notte, sogni d’angoscia che mi tormentano senza tregua. La mattina l’amaro risveglio, susseguirsi di albe afone e incolori, come il resto delle giornate.
Me ne vado nei mondi fantastici dei miei libri, ultimo ed effimero rifugio. Almeno per un po’ mi sentirò a casa…
I am the eyes of the Basilisk.
As you enter the forest of my sleep,
Drawing aside the bushes of glimmering light,
You will remember the prayer of Orion.
Drifted in me, you are alone.
The hour approaches and the Moon, dim as clay,
Pours a sea of tears into our swollen eyes.
Kill the dying in my soul, my love,
For Death once dead bears no more dying then,
And you'll be dead to strike the dead.
I have written your name so often
On the chiselled vault.
But my writing hands are the roots of my misery.
Now everything stands still in the wake of the Angel...
Umbra,
We watch the Moon of Amber.
And again, the Garden mourns its silent dream.
Unguarded, some fragments of light linger in your sky.
Were we like sublunary lovers
Straying on the seas of your heart,
Sailing down the streams of your mind,
Soothing your marble face anew...
Dim... in the shadows of our sun,
We have been blinded by agony,
Our dazzling eyes empty of stars,
Our voices wordless with fear,
Our ears so envious of deafening,
Our withdrawing souls longing for death,
We drowned in a Moon of Amber.
Faith And The Muse
"The Chorus Of The Furies"
Eripite nos ex miseriis crudelis Terras,
eripite nos ex faucibus eorum,
quorum crudelitas nostro sanguine non potest expleri
Here, thoughts cling airborne
To a sea of voice so glorious; mesmerizing
This is my body; this is my inner mind
What lies beneath my eyes
Discarded years of elemental faith
Beckoned to a watery embrace
With love upon his face
My appetite's unchanged
Sink into dream; these enchanted depths
The realm of muted wisdom
Slowly descend; trust ignites the darkness
And bliss is this drowning moment
Believe me I am sorry
To charm with bitter eyes; mesmerizing
Careless magic turns upon itself, washed down in ritual
The coin and prayer can't feed the wishing well
The silence glistens on my skin
The water urges charity
I crave a grander offering
My appetite's unchanged
Sink into dream; these enchanted depths
The realm of muted wisdom
Slowly descend; trust ignites the darkness
And bliss is this drowning moment
Here I remain
This is my body; this sea my inner mind
Find comfort in my arms
Winds beckon above the surface
Storms wane forsaken
My gaze is baptism; mesmerizing
Come to me
Greet me with open arms
Mesmerizing

Aprile è il più crudele dei mesi, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia della primavera.
L'inverno ci mantenne al caldo, ottuse
Con immemore neve la terra, nutrì
Con secchi tuberi una vita misera.
L'estate ci sorprese, giungendo sullo Starnbergersee
Con uno scroscio di pioggia: noi ci fermammo sotto il colonnato,
E proseguimmo alla luce del sole, nel Hofgarten,
E bevemmo caffè, e parlammo un'ora intera.
Bin gar keine Russin, stamm' aus Litauen, echt deutsch.
E quando eravamo bambini stavamo presso l'arciduca,
Mio cugino, che mi condusse in slitta,
E ne fui spaventata. Mi disse, Marie,
Marie, tieniti forte. E ci lanciammo giù.
Fra le montagne, là ci si sente liberi.
Per la gran parte della notte leggo, d'inverno vado nel sud.
(T.S. Eliot, "La terra desolata", I "La sepoltura dei morti")
Allora Manwë sulla Montagna invocò Ilùvatar, e per il momento i Valar rinunciarono al loro governo di Arda. Ilùvatar però sfoderò il proprio potere, mutando la faccia del mondo; e un grande abisso si spalancò nel mare tra Nùmenor e le Terre Imperiture, e le acque vi si precipitarono, e il frastuono e il fumo delle cateratte salì al cielo, e il mondo ne fu scosso. E tutte le flotte dei Nùmenórean furono trascinate nell’abisso, dove si sprofondarono e vennero per sempre inghiottite. Invece Ar-Pharazón il Re e i guerrieri mortali che ave-vano messo piede sulla terra di Aman furono sepolti sotto le colline crollanti; si dice che lì giacciano, imprigionati nelle Grotte degli Obliati, in attesa dell’Ultima Battaglia e del Giorno della Sorte.
Quanto alla terra di Aman e a Eressëa degli Eldar, esse furono sradicate e portate, una volta per tutte, di là dalla portata degli Uomini. E Andor, la Terra di Dono, Nùmenor dei Re, Elenna della Stella di Eärendil, restò affatto distrutta, ché era vicina al limite orientale della grande spaccatura, e le sue fondamenta ne furono rovesciate, ed essa cadde e precipitò nella tenebra, e non è più. E sulla Terra non si trova più luogo abitato che conservi memoria di un tempo che ignorava il male. Ilùvatar infatti riscagliò i Grandi Mari a ovest della Terra-di-mezzo, e le Terre Vuote a est di questa, e nuove terre e nuovi mari ebbero origine; e il mondo si trovò a esser ridotto, ché Valinor ed Eressëa ne furono tolte e portate nel reame delle cose celate.
(da "Il Silmarillion" di J.R.R. Tolkien)
With a solar knife I split the sky
And walk right in between
To search the answers to every why?
Where I have seen the unseen
I stole the colour of night
To get out of your sight
I am the visionaire
Follow me if you dare...
I count the stars in my hands
And dream myself strong
To watch them twinkle on my command
As once a year in midwinter songs
I stole the colour of night
To get out of your sight
I am the visionaire
Follow me if you dare...
... manca... la mia Terra...
Ebbene cari amici, qui sulle rive del mare finisce la nostra compagnia. Andate in pace! Non dirò: non piangete, perché non tutte le lacrime sono un male.
(dal film "Il Signore degli Anelli")