lunedì, 14 settembre 2009

La Rivelazione di Alastair Reynolds

In edicola la prima parte del primo romanzo della serie Revelation. È un esordio, nel campo del romanzo, di un autore quasi totalmente ignorato nel nostro paese.

E’ in edicola l’Urania numero 1550, con il titolo Rivelazioni / 1 (Revelation Space, 2000) la rivista presenta il primo romanzo di Alastair Reynolds.

Sino a ieri di questo autore era stato pubblicato un solo racconto e due romanzi brevi che sono: Glacial (Glaciale, Urania Millemondi n. 40) racconto della serie Conjoiner, mentre i due romanzi brevi appartengono alla serie Revelation Space e sono: Diamond Dogs (La guglia di sangue, Nova SF* n. 73) e Turquoise Days (I giorni di Turchese, Nova SF* n. 75).

Per Alastair Reynold il grande successo è arrivato proprio con questo romanzo che poi da il nome alla serie, e rientra a pieno titolo nel filone della nuova “space opera” britannica e il suo nome è accostato agli altri scrittori che si sono cimentati in merito come Peter F. Hamilton, Stephen Baxter, Ken Macleod e altri.



All’interno della storia troviamo l’archeologo Dan Sylveste che investiga sulle cause della improvvisa scomparsa dal pianeta Resurgam della razza aliena super evoluta degli Amarantini, mentre Volyova Ilia che è un ufficiale a bordo, della astronave Nostalgia dell’Infinito specialista in scienza e biologia si trova a dover combattere contro un infezione a bordo della nave e forse la soluzione la possiede solo Dan Sylveste se non viene prima ucciso da Ana Khouri.

La serie comprende altri quattro romanzi successivi: Chasm City, Redemption Ark, Absolution Gap e The Prefect. inoltre comprende alcuni racconti e tre romanzi brevi, i due sopracitati e pubblicati dalla Perseo e il terzo, inedito, dal titolo Galactic North.

Il romanzo data la mole e il costo dei diritti è stato diviso in due tomi: Rivelazioni / 2 sarà in edicola il prossimo dicembre.

[continua su Fantascienza.com, oltre ad un bell'articolo sul blog di Urania]

Nel silenzio Nimiel78 sospirò in libri, cyberlife alle ore 18:25
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giovedì, 03 settembre 2009

"Avanguardie Futuro Oscuro" - A.F.O. La terza antologia del Connettivismo è in libreria; virtualmente è su Kaleydoslibri.it

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martedì, 01 settembre 2009
AFO space by Nimiel

"Avanguardie Futuro Oscuro" - A.F.O. La terza antologia del Connettivismo è in libreria; virtualmente è su Kaleydoslibri.it

Nel silenzio Nimiel78 sospirò in cultura, libri, connettivismo alle ore 18:35
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lunedì, 03 agosto 2009
 
La terza antologia del Connettivismo - A.F.O. Avanguardie Futuro Oscuro - è uscita sul mercato per la EDS, Edizioni Diversa Sintonia, nell'ambito della neonata e vulcanica etichetta Connectiva.
Cosa è AFO? 15 autori hanno dato vita a questa prima raccolta oscura del Connettivismo, impreziosita da una splendida postfazione di Sergio "Alan D." Altieri. Nel dettaglio:



Umberto “Ubi” Bertani
- THULE
Marco “Antares666” Moretti - L’ABBRACCIO DI SEDNA
Filippo “Leo Bulero” Carignani Battaglia - MAIEUTICA EPIDERMICA
Marco “pykmil” Milani - 8 HERTZ
Maurizio “Scarweld” Landini - FUTURO MORTO
Christian “Ulver” Ferranti - OPINIONI CONTRARIE A PROPOSITO DELL’ARGOMENTO PRINCIPALE OVVERO PER ARDUA AD ASTRA
Giovanni “X” De Matteo - EFFETTO NEVE
Fernando “Black Hole Sun” Fazzari - È LA GUERRA
Giovanni “kosmos” Agnoloni - A UN PASSO DAL BARATRO
Alex “Logos” Tonelli - PENSA A PHLEBA
Luca “Kremo” Baroncinij - IL RODITORE
Marco “Alazif ” Marino - IL SUONO DEI FIORI DI VETRO
Sandro “zoon” Battisti - IL PERCORSO QUANTISTICO
Domenico “7di9” Mastrapasqua - LA SCATOLA DI DROSTE
Paolo “Evertrip” Ferrante - METATRANCE

Cosa si racconta in quest’Avanguardia del Futuro Oscuro? Una serie di storie davvero strane da leggere con un pizzico d’incoscienza lessicale, quasi a scivolare sulle parole scritte fino a farsi prendere dalle immagini suscitate. Come in Thule, di Umberto “Ubi” Bertani, che corrode con le sensazioni fuorvianti e gelide di una guerra combattuta contro alieni dagli armamenti troppo superriori, dai modi di fare spicci e abituati a disporre, a comandare, a schiacciare ogni altra esistenza con la potenza soverchiante della tecnologia e della forza bruta; compresi i postumani, che però hanno carte nascoste da giocare come in un sogno occulto. O come in L’abbraccio di Sedna, di Marco “Antares666” Moretti, dove la ricerca nello spazio profondo di pianeti extrasolari – anzi di un particolare pianeta extrasolare – s’intreccia con le vicende di un equipaggio siderale assai singolare che dovrà fare i conti con la pazzia irrazionale superiore che l’umanità (o postumanità) non potrà mai comprendere, chiusa com’è nel suo gretto cluster di razionalità circoscritta. E cosa dire invece di Maieutica epidermica, del bravo Filippo “Leo Bulero” Carignani Battaglia, se non accennare di un mood immerso in un senso infetto di carne surreale e acida, che nasconde continue sorprese quasi a voler celare, in tante scatole cinesi, un orrore psichico talmente intenso da toccare gli estremi di una splendida epifania dell’anima? 8 Hertz, di Marco “pykmil” Milani, affonda nel genio di uno scienziato assai poco considerato eppure geniale, controverso, e lo fa con un piglio sornione così da fornirci la soluzione sconvolgente senza quasi far rumore, giusto per non farci collassare sulla sedia. Mentre Futuro morto, di Maurizio “Scarweld” Landini, affronta il problema della fede tra i postumani usando un punto di vista avanzato che sa essere ipocritamente reazionario. Ardua, di Christian “Ulver” Ferranti, è un viaggio assolutamente acido e occulto e lessicamente scivoloso tra i meandri della matematica e delle forze oscure che sottendono alla trama del nostro continuum; L’effetto neve di Giovanni “X” De Matteo racconta di visioni e discese in un gorgo di sensazioni sempre più agghiaccianti che stringono come un nodo scorsoio, una trappola che funziona come le nasse per pesci da cui non si riuscirà più a fuggire emozionalmente. È la guerra, di Fernando “Black Hole Sun” Fazzari, trasuda di poesia struggente, quella che fa stringere il cuore e che ti fa ricordare che sì, ancora sei nel dominio umano e che pure se ne uscirai te ne porterai appresso il retaggio, anche se sarai un postumano impegnato in una sporca guerra tra postumani; ed è così che ci ritroveremo lanciati nello spazio profondo, impegnati in una missione impossibile che devasterà quello che rimane della nostra anima e che ci farà comprendere solo alla fine quanto siamo bassamente stati A un passo dal baratro (parola di Giovanni “kosmos” Agnoloni). Saltiamo poi in uno stesso tipo di spazio ma che uguale non è, dove Alex “Logos” Tonelli vive intensamente il suo Pensa a Phleba, con tutte le reminescenze fenicie di cui è capace e che ben si adattano alle derive e paranoie, splendide paranoie, di mondi alieni impossibili eppure sapidi, densi. Luca “kremo” Baroncinij ci propone un’altra delle sue gemme, Il roditore, e l’esistere maldestro e sottotraccia di cui renderà protagonista la postumanità riverbererà qui ogni suo splendore malato, quasi cyberpunk ma tagliente, un dolore che s’infila sotto le unghie e prende allo stomaco come una malattia terminale. Un tipo di struggimento, anche se di matrice completamente diversa, che anima Marco “Alazif ” Marino con il suo Il suono dei fiori di vetro, che esplora quello che la morte biologica non dice, ma da un lato che l’umanità non avrebbe mai voluto conoscere; così come Il percorso quantistico di Sandro "zoon" Battisti, che si lega ad alcune bassezze umane ereditate dalla postumanità e che rende il bisogno di trascendenza verso altre forme d’esistenza non imperiali un punto di fuga insopprimibile. Domenico “7di9” Mastrapasqua ci mostra La scatola di Droste e l’angoscia vi prenderà, oh sì che vi prenderà, perché la vostra anima non sarà sicura in nessun angolo psichico e nemmeno fisico, e non saprete nemmeno che cosa s’intenda per fisico. Infine, Paolo “Evertrip” Ferrante entra in una Metatrance e ci fa percepire il limite medico di una società tecnologica, postascetica e ricca di suggestioni materialiste che si contrappongono alle spinte meramente mistiche della società postumana.


Per avere il volume, puntate il mouse su www.kaleydoslibri.it
A.F.O. - Avanguardie Futuro Oscuro - EDS Edizioni Diversa Sintonia
ISBN 978-88-96086-05-6 - Prezzo di copertina: 13 €
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lunedì, 03 agosto 2009

© by Scarweld

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domenica, 02 agosto 2009

Lettura dal capitolo III de ”La Peste” di Albert Camus (ed. Bompiani).

Musica di sottofondo: Saint-Saens, “Symphony #3 In C Minor, Op. 78, Organ - part 2 Poco Adagio”.


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giovedì, 30 luglio 2009
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martedì, 28 luglio 2009

Il booktrailer che ho avuto l'onore di realizzare per

"A.F.O. - Avanguardie Futuro Oscuro"
(la terza antologia del Connettivismo)

a cura di Sandro "
zoon" Battisti
postfazione di Sergio "Alan D." Altieri

edito da
E.D.S. - Edizioni Diversa Sintonia 
acquistabile su
www.kaleydoslibri.it

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lunedì, 27 luglio 2009
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lunedì, 27 luglio 2009

Il premio Urania 2008 a Francesco Verso

Un altro premio Urania connettivista: è Il fabbricante di sorrisi del giovane autore bolognese Francesco Verso che si aggiudica la ventesima edizione.

La mattina di domenica è arrivata la notizia ufficiale dell'assegnazione del Premio Urania 2008. Il vincitore è Francesco Verso, 36 anni di Bologna, già autore dell'apprezzato Antidoti umani (Giovane Holden 2008) che è stato definito romanzo "connettivista", movimento nel quale l'autore afferma di riconoscersi. Già l'edizione 2006 del premio era stata vinta da un esponente (in effetti un fondatore) di questa corrente, Giovanni De Matteo. Ecco il comunicato ufficiale:

"Anche l’edizione 2008 del Premio Urania, con pubblicazione in novembre 2009, si è conclusa felicemente. La giuria, composta da Sergio “Alan D.” Altieri, Marco Fiocca, Giuseppe Lippi, Cecilia Scerbanenco, Riccardo Valla ed Ernesto Vegetti, ha esaminato attentamente i testi e ha discusso i risultati. Su una settantina di romanzi pervenuti al Premio, solo quattro sono arrivati in finale, e precisamente:

— F.T. Denard, Vedo rosso
— Ivan Libero Lino, Acqua
— Fabio Oceano, L’ultimo volo della Icarus
— Francesco Verso, Il fabbricante di sorrisi

Pur apprezzando i meriti dei vari concorrenti, la giuria finale composta da Sergio Altieri e Giuseppe Lippi, rispettivamente Editor e Curatore di Urania, ha dovuto sceglierne uno soltanto. Il vincitore è perciò

Il fabbricante di sorrisi di Francesco Verso

un ottimo thriller cibernetico ambientato in un mondo futuro realistico e ben delineato, in cui l’azione densa e ritmata nulla toglie agli scrupoli morali e alla consapevolezza analitica di una vivace riflessione sull’erotismo. Il romanzo sarà pubblicato su Urania, in novembre, con il nuovo titolo definitivo E-DOLL.

A tutti gli autori e i partecipanti la redazione di Urania augura la miglior fortuna e invia un caloroso incoraggiamento per l’edizione 2009-10".

Il premio Urania è stato ideato nel 1989 dall'allora curatore di Urania Gianni Montanari. Questa che si è appena conclusa è la ventesima edizione.

[leggi l'articolo su Fantascienza.com]

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sabato, 18 luglio 2009

Breve lettura dal capitolo XII de “I Mandarini” di Simone De Beauvoir (ed. Einaudi).

Musica di sottofondo: Debussy, “Images oubliées - Lent (mélancolique et doux)”.

 
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venerdì, 19 giugno 2009

"Rave di Morte" di Mario "Black M" Gazzola (ed. Mursia)

Thriller post cyberpunk ambientato in un’America preapocalittica, con metropoli sconvolte da continui attentati terroristici e perennemente sul piede di guerra (per tutto il libro si paventa una quinta campagna in Iraq), integralismi religiosi e fanatismi bellici per tutti i gusti. In questo plumbeo scenario s’inquadra la vicenda principale, apparentemente (e paradossalmente) più “leggera”: in un mondo tanto sul baratro, infatti, chi si preoccuperebbe di un minuscolo atto di pirateria musicale ai danni di un’uscita discografica?
Eppure, quando Lester Peels – giornalista rock e compositore a propria volta – riesce avventurosamente ad estrapolare dai file di un album ascoltato in anteprima il timbro vocale della misteriosa cantante Yorki Amor, per utilizzarla in segreto nelle proprie canzoni, si apre per lui un girone infernale senza vie d’uscita...

(altri dettagli qui)

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lunedì, 15 giugno 2009

Finalmente Drogo capì e un lento brivido gli camminò nella schiena. Era l'acqua, era, una lontana cascata strisciante giù per gli spicchi delle rupi vicine. Il vento che faceva oscillare il lunghissimo getto, il misterioso gioco degli echi, il diverso suono delle pietre percosse ne facevano una voce umana, la quale parlava parlava: parole della nostra vita, che si era sempre a un filo dal capire e invece mai.
Non era dunque il soldato che canterellava, non un uomo sensibile al freddo, alle punizioni e all'amore, ma la montagna ostile. Che triste sbaglio, pensò Drogo, forse tutto è così, crediamo che attorno ci siano creature simili a noi e invece non c'è che gelo, pietre che parlano una lingua straniera, stiamo per salutare l'amico ma il braccio ricade inerte, il sorriso si spegne, perché ci accorgiamo di essere completamente soli.

Proprio in quel tempo Drogo si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani; che se uno soffre il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l'amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita.

Nel sogno c'è sempre qualcosa di assurdo e confuso, non ci si libera mai della vaga sensazione ch'è tutto falso, che un bel momento ci si dovrà svegliare.

(D. Buzzati, "Il Deserto dei Tartari")


La Fortezza, ultimo avamposto ai confini settentrionali del regno, domina la desolata pianura chiamata “deserto dei Tartari”, un tempo teatro di rovinose incursioni da parte dei nemici. Tuttavia, da molti anni nessun attacco è più giunto da quel fronte, e la Fortezza, svuotata ormai della sua importanza strategica, è rimasta solo una costruzione arroccata su una solitaria montagna, di cui molti ignorano finanche l’esistenza.
Anche Drogo, che pure si proponeva di rimanere alla Fortezza per pochi mesi, ne rimarrà affascinato, dalle rassicuranti e pigre abitudini che vi scandiscono il tempo, dalla speranza di una futura gloria che lo porterà ad investire i suoi vent’anni, e poi la sua intera vita, in una speranzosa, e infine rassegnata, attesa.
Soprattutto, domina la certezza di non poter più tornare indietro.
Nell'attesa della "grande occasione" si consuma la vita di Drogo e dei suoi compagni; su di loro trascorrono, inavvertiti, i mesi, poi gli anni. Drogo vedrà alcuni dei suoi compagni morire, altri lasciare la fortezza ancora giovani o ormai vecchi. Fino alla beffa finale: proprio nei giorni in cui i nemici, finalmente, avanzano verso il confine, Drogo dovrà lasciare la Fortezza, minato da una malattia che non gli consente di proseguire oltre la vita militare. La morte lo coglierà solo, in un’anonima stanza di una locanda di città…
(estratto da
Wikipedia)

Nel silenzio Nimiel78 sospirò in riflessioni, libri, male di vivere, speranza dissolta alle ore 13:14
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giovedì, 04 giugno 2009

DIVERSA SINTONIA - AA.VV.

Titolo: FANTASTIC-ZEN 1
Autore: AA.VV.
03/2009
Collana: NARRATIVA FANTASTIC-ZEN
Pagine: 198
ISBN: 978-88-96086-02-5
Prefazione: Marco Milani

Prezzo: 13.00 € ovvero 10.40 €
20% di sconto su
KaleydosLibri

ordinalo su KaleydosLibri (qualunque forma d'acquisto)

ordinalo a
EDS con una email (solo contrassegno)

14 racconti, il Top del primo concorso Diversa Sintonia.
14 piccole gemme a rappresentare un argomento letterario dalle infinite sfaccettare: il Fantastic-Zen.
Ogni autore ha esplorato il proprio “Io” riordinandolo o reinventandolo Zen e accomunandolo al proprio “Essere mente” in una visione letteraria univocamente propria e fantasticamente Zen. Realtà relative o irrealtà assolute, futuri più o meno probabili, attualità parallele e particolari, tematiche classiche o antitetiche si sono fuse in narrazione, spingendosi alla scoperta di mondi nuovi – interiori o esteriori poco importa – creando sempre e comunque risultati unici e originali.

Maurizio Landini
Matteo Mancini
Stefano Pradel
Alex Tonelli
Giovanni Agnoloni
Paco Sidney Silvestri
Domenico Mastrapasqua
Paola Carrozzo
Paolo Ferrante
Stefano Ratti
Rosa Leccese
Magda Lovera
Ranieri Meloni
Talos Katrikalas

Prefazione di Marco Milani

Nel silenzio Nimiel78 sospirò in cultura, libri, connettivismo alle ore 07:18
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martedì, 21 aprile 2009

Alcuni di loro erano entrati di soppiatto in quei regni misteriosi che solo i gatti conoscono e che i villici dicono siano la parte oscura della luna, dove i gatti arrivano saltando dagli alti tetti.

Era il grido di mezzanotte dei gatti, e Carter alla fine comprese che i vecchi del villaggio avevano ragione a parlare di luoghi noti soltanto ai felini, dove entrano di soppiatto i più vecchi di questi animali nelle ore della notte balzando dalle più alte tettoie.

("Alla ricerca dello sconosciuto Kadath", H.P. Lovecraft)

Nel silenzio Nimiel78 sospirò in libri, visioni dall oltre alle ore 10:36
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domenica, 29 marzo 2009

The drowning of Numenor by J. HoweAllora Manwë sulla Montagna invocò Ilùvatar, e per il momento i Valar rinunciarono al loro governo di Arda. Ilùvatar però sfoderò il proprio potere, mutando la faccia del mondo; e un grande abisso si spalancò nel mare tra Nùmenor e le Terre Imperiture, e le acque vi si precipitarono, e il frastuono e il fumo delle cateratte salì al cielo, e il mondo ne fu scosso. E tutte le flotte dei Nùmenórean furono trascinate nell’abisso, dove si sprofondarono e vennero per sempre inghiottite. Invece Ar-Pharazón il Re e i guerrieri mortali che ave-vano messo piede sulla terra di Aman furono sepolti sotto le colline crollanti; si dice che lì giacciano, imprigionati nelle Grotte degli Obliati, in attesa dell’Ultima Battaglia e del Giorno della Sorte.
Quanto alla terra di Aman e a Eressëa degli Eldar, esse furono sradicate e portate, una volta per tutte, di là dalla portata degli Uomini. E Andor, la Terra di Dono, Nùmenor dei Re, Elenna della Stella di Eärendil, restò affatto distrutta, ché era vicina al limite orientale della grande spaccatura, e le sue fondamenta ne furono rovesciate, ed essa cadde e precipitò nella tenebra, e non è più. E sulla Terra non si trova più luogo abitato che conservi memoria di un tempo che ignorava il male. Ilùvatar infatti riscagliò i Grandi Mari a ovest della Terra-di-mezzo, e le Terre Vuote a est di questa, e nuove terre e nuovi mari ebbero origine; e il mondo si trovò a esser ridotto, ché Valinor ed Eressëa ne furono tolte e portate nel reame delle cose celate.

(da "Il Silmarillion" di J.R.R. Tolkien)

Nel silenzio Nimiel78 sospirò in libri, memorie perdute, annientamento cosmico, visioni dall oltre alle ore 11:50
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sabato, 21 febbraio 2009

Così volevo io esser solo. Senza me. Voglio dire senza quel me ch’io già conoscevo, o che credevo di conoscere. Solo con un certo estraneo, che già sentivo oscuramente di non poter più levarmi di torno e ch’ero io stesso: l’estraneo inseparabile da me.
Ne avvertivo uno solo, allora! E già quest’uno, o il bisogno che sentivo di restar solo con esso, di mettermelo davanti per conoscerlo bene e conversare un po’ con lui, mi turbava tanto, con un senso tra di ribrezzo e di sgomento.
Se per gli altri non ero quel che ora avevo creduto d’essere per me, chi ero io?
Vivendo, non avevo mai pensato alla forma del mio naso; al taglio, se piccolo o grande, o al colore dei miei occhi; all’angustia o all’ampiezza della mia fronte, e via dicendo. Quello era il mio naso, quelli i miei occhi, quella la mia fronte: cose inseparabili da me, a cui, dedito ai miei affari, preso dalle mie idee, abbandonato ai miei sentimenti, non potevo pensare.
Ma ora pensavo:
«E gli altri? Gli altri non sono mica dentro di me. Per gli altri che guardano da fuori, le mie idee, i miei sentimenti hanno un naso. Il mio naso. E hanno un pajo d’occhi, i miei occhi, ch’io non vedo e ch’essi vedono. Che relazione c’è tra le mie idee e il mio naso? Per me, nessuna. Io non penso col naso, né bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione, che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo per la sua forma molto buffo, si metterebbero a ridere.»
Così, seguitando, sprofondai in quest’altra ambascia: che non potevo, vivendo, rappresentarmi a me stesso negli atti della mia vita; vedermi come gli altri mi vedevano; pormi davanti il mio corpo e vederlo vivere come quello d’un altro. Quando mi ponevo davanti a uno specchio, avveniva come un arresto in me; ogni spontaneità era finita, ogni mio gesto appariva a me stesso fittizio o rifatto.
Io non potevo vedermi vivere.
«Era proprio la mia quell’immagine intravista in un lampo? Sono proprio così, io, di fuori, quando - vivendo - non mi penso? Dunque per gli altri sono quell’estraneo sorpreso nello specchio: quello, e non già io quale mi conosco: quell’uno lì che io stesso in prima, scorgendolo, non ho riconosciuto. Sono quell’estraneo che non posso veder vivere se non così, in un attimo impensato. Un estraneo che possono vedere e conoscere solamente gli altri, e io no.»
E mi fissai d’allora in poi in questo proposito disperato: d’andare inseguendo quell’estraneo ch’era in me e che mi sfuggiva; che non potevo fermare davanti a uno specchio perché subito diventava me quale io mi conoscevo; quell’uno che viveva per gli altri e che io non potevo conoscere; che gli altri vedevano vivere e io no. Lo volevo vedere e conoscere anch’io così come gli altri lo vedevano e conoscevano.
Ripeto, credevo ancora che fosse uno solo questo estraneo: uno solo per tutti, come uno solo credevo d’esser io per me. Ma presto l’atroce mio dramma si complicò: con la scoperta dei centomila Moscarda ch’io ero non solo per gli altri ma anche per me, tutti con questo solo nome di Moscarda, brutto fino alla crudeltà, tutti dentro questo mio povero corpo ch’era uno anch’esso, uno e nessuno ahimè, se me lo mettevo davanti allo specchio e me lo guardavo fisso e immobile negli occhi, abolendo in esso ogni sentimento e ogni volontà.

(L. Pirandello, “Uno nessuno centomila”)

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lunedì, 26 gennaio 2009

Come sei entrato nella mia Vita? Com'è possibile che fossi così indifesa? E non sei nemmeno entrato da una finestra, o da un lucernaio. Sei riuscito a trovare una fessura attraverso la quale mi hai trafitto il cuore.

Senti, forse ti cerco già da anni, ti cerco disordinatamente, a casaccio, e continuo a brancolare. Capisco che ti sto cercando da molto tempo come uno che cerca una finestra in una stanza piena di fumo.

Di nuovo notte. Dove sono spariti i giorni?
Io mi dissolvo e tu divieni reale.

Di volta in volta ti crei in me. Non siamo vivi, ricordi? Ma è vivo tutto ciò che hai scritto. La tua vita è la mia. Il tuo viso. Lo disegno nella mente, ne ripasso ogni linea. Ti vesto, ti spoglio, adagio, un capo dopo l'altro.
Se potessi, ti comprerei una casa grande, enorme, capace di contenere la tua anima, e la riempirei con tutti i tuoi sogni, grandi e piccoli.

Basta, vieni con il tuo corpo, nella tua interezza, nella tua concretezza, completa o parziale, divisa o moltiplicata. Ma vieni a braccia aperte.

Vieni mio diletto, giaci dentro di me.

Mi stringerai ancora più forte e mi bacerai con tutta l'anima, come se, così facendo, riversassi in me tutto quel che è racchiuso e celato in te, che si aprirà e si svelerà nel mio corpo, piano piano, finché tutto si scioglierà. Tutto quello che è fra te e te, ma ora è anche un po’ fra te e me. Si scioglierà nella mia bocca, nella lingua, nel naso. Verrà assorbito. Solo allora, forse, riusciremo a staccarci e a guardarci con occhi languidi, mentre io sussurrerò senza respiro.

Dopo aver fatto l'Amore, dormiremo abbracciati. La tua schiena contro il mio ventre. E io ti stringerò le dita dei piedi intorno alle caviglie, come delle mollette, perché tu non possa volar via la notte. Saremo come un'immagine su un libro di scienze: un frutto tagliato a metà, tu la buccia e io il torsolo.

(da “Che tu sia per me il coltello” di D. Grossman)

Nel silenzio Nimiel78 sospirò in libri, deliri, sublimazione di sospiri alle ore 14:24
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lunedì, 19 gennaio 2009

E.A. Poe - "Solo"

Fanciullo, io già non ero
come gli altri erano, né vedevo
come gli altri vedevano. Mai
derivai da una comune fonte
le mie passioni, né mai,
da quella stessa, i miei aspri affanni.
Né il tripudio al mio cuore
io ridestavo in accordo con altri.
Tutto quello che amai, io l'amai da solo.

Allora, in quell'età, nell'alba
d'una procellosa vita, fu derivato
da ogni più oscuro abisso di bene e male
il mistero che ancora m'avvince,
dai torrenti e dalle sorgenti,
dalla rossa roccia dei monti,
dal sole che d'intorno mi ruotava
nelle sue dorate tinte autunnali,
dal celeste baleno
che daccanto mi guizzava,
dal tuono e dalla tempesta
e dalla nuvola che forma assumeva
(mentre era azzurro tutto l'altro cielo)
d'un demone alla mia vista.


In omaggio e memoria di E.A. Poe nel bicentenario della nascita (1809-2009).

[opere in catalogo...]

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domenica, 18 gennaio 2009

La poesia goliardica dei "Carmina Burana"

Leggi il mio articolo su Parerga e Paralipomena dedicato all'antico Codex Latinus Monacensis...

 

 

 

 

Nel silenzio Nimiel78 sospirò in cultura, libri, studi e ricerche alle ore 10:13
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