mercoledì, 06 maggio 2009
Rousseau: «Vi piacciono i gatti?».
Boswell: «No».
Rousseau: «Ne ero sicuro. È un segno del carattere. In questo avete l'istinto umano del dispotismo. Agli uomini non piacciono i gatti perché il gatto è libero e non si adatterà mai a essere schiavo. Non fa nulla su vostro ordine, come fanno altri animali».
Boswell: «Nemmeno una gallina, obbedisce agli ordini».
Rousseau: «Vi obbedirebbe, se sapeste farvi capire da essa. Un gatto vi capisce benissimo, ma non vi obbedisce».
(da Visita a Rosseau e a Voltaire di James Boswell, p. 72-73)

L'uomo è nato libero, e dovunque è in catene.
Tutto è buono quando esce dalle mani del Creatore, tutto degenera nelle mani dell'uomo.
(J.J. Rousseau)
Nel silenzio Nimiel78 sospirò in
riflessioni,
filosofia alle ore 13:22
Permalink -
commenti (7) -
commenti (7) (popup)
domenica, 02 novembre 2008
Nigredo
"Il saggio non è sorpreso dalla morte, egli è sempre pronto ad andarsene" (La Fontane )
"Questo stato melanconico è così potente che, secondo scienziati e dottori, può attrarre demoni al corpo, anche al punto che si può entrare in confusione mentale o avere visioni" (Agrippa)
Nigredo, o “nerezza”, nel linguaggio alchemico significa putrefazione, decomposizione. Con la penetrazione del fuoco esterno, il fuoco interno viene attivato e la materia inizia a putrefarsi. Il corpo si riduce alla materia prima da cui originò. Questo processo viene anche chiamato “cottura”. La terra nera è chiusa in un vaso o in una borraccia e scaldata.
Basilius Valentinus, Azoth, Paris, 1659. Il corpo deve essere decomposto. Ciò significa spostare la propria consapevolezza all’io interiore. I pianeti rappresentano entrambi stadi di questo processo durante il quale le energie del corpo devono essere trasmutate. La stella Saturno è nera, giacché Saturno simboleggia la Nigredo. Il Sole e la Luna sono gli opposti da unire, e il fuoco e l’aria sono gli elementi che stimolano la decomposizione. Il corvo nero è un altro simbolo della Nigredo. I due uccelli che escono dal corpo sono l’anima e lo spirito. Bisogna diventare consapevoli della propria anima e del proprio spirito. Il cerchio evidenzia l’idea dell’unione o unificazione.
"La putrefazione è così efficace che distrugge la vecchia natura e la vecchia forma dei corpi in decomposizione, li trasmuta in un nuovo stato dell’essere per dar loro un frutto completamente nuovo. Tutto ciò che vive, muore; tutto ciò che è morto si putrefà e trova nuova vita” (Pernety, 1758)
Nella, la Nigredo rappresenta le difficoltà che l’uomo deve superare durante il suo viaggio negli inferi, ossia all’interno di se stesso. La Nigredo è talvolta definita “più nera del nero più nero”. Ercole doveva portare a termine dodici compiti quasi impossibili. Il pellegrino incontra tradizionalmente ombre, mostri, demoni. Negli antichi misteri i candidati dovevano subire prove iniziatiche difficili, a volte dolorose e addirittura pericolose.
Oltre alla testa di corvo (“caput corvi”), uno dei simboli della Nigredo in alchimia è la “decapitazione”. Tutti questi simboli fanno riferimento alla morte dell’uomo comune, intesa come morte del suo caos interiore e dei suoi dubbi, poiché egli è incapace di trovare da solo la verità dentro di sé. In una delle sue fatiche, Ercole pulisce le stalle di Augias, a rappresentare la pulizia di tutte le impurità interiori.

Johann Daniel Mylius, Philosophia reformata, Frankfurt, 1622. Un frate in meditazione in una crepa della terra mostra che l’alchimia era innanzitutto una pratica spirituale. Le due figure assomiglianti a uccelli sono l’anima e lo spirito di cui si deve divenire consapevoli.
Psicologicamente, la Nigredo è il processo in cui ci si dirige verso il ritrovamento dell’auto-conoscenza. Un problema riceve piena attenzione e viene ridotto alla sua essenza. Ciò non viene fatto in maniera esclusivamente mentale o intellettuale, ma soprattutto usando le emozioni. Con la vera immersione si causa la putrefazione, la decomposizione di ciò in cui si era incastrati.
Il confronto con la realtà interna è spesso doloroso e può portare alla depressione. Ma una volta entrati nella profondità del buio, con la scoperta del seme del problema - il seme nella materia prima - nasce la luce bianca (albedo, bianchezza, la fase seguente). Sorge uno stato di riposo. La presa di coscienza del problema è stata ottenuta, il problema è stato emotivamente elaborato ed emerge la conoscenza su come affrontarlo in un modo più positivo e costruire così un atteggiamento più puro. Gli alchimisti parlavano di sciogliere “il miscuglio” (l’uomo con tutte le sue complessità) allo scopo di tornare al germe originario, alla Quintessenza. “Ciò da cui una cosa è stata fatta in modo naturale, attraverso quella stessa cosa deve tornare a uno stato dissolto nella sua stessa natura. Tutto deve essere dissolto e ridotto a quella forma da cui scaturì” (Anton Joseph Kirchweger, 1728) La “Materia” deve essere spogliata delle sue superfluità per arrivare al centro che contiene tutto il nucleo del “miscuglio”. Il seme è l’essenza e contiene tutte i poteri essenziali del corpo. Bisogna arrivare al centro dei problemi, al centro delle emozioni, il centro di se stessi. Lì risiede il potere della trasformazione.
Saturno è il pianeta che simbolicamente governa la fase della Nigredo. Analogamente a Mercurio, il simbolo di Saturno viene usato, in alchimia, come simbolo del caos, della materia prima sotto forma di pietra grezza e della pietra filosofale. Questi sono tutti simboli che indicano l’uomo all’inizio del processo alchemico. Saturno, coi suoi strumenti tradizionali - la falce e la clessidra - è il dio della morte e della putrefazione, dalle quali sorgerà nuova vita. Come la lancia e la spada, la falce è uno strumento di penetrazione. Saturno è il piombo del filosofo. È il dio che causa malinconia e visioni demoniache. La “Malinconia” è un altro termine che indica la Nigredo. Dato che può sorgere la malinconia quando si lavora alchemicamente su se stessi, l’alchimista consiglia l’uso della musica per innalzare l’anima.
Saturno è anche il dio della fertilità. Da qui l’espressione alchemica: “la nostra terra nera è terra fertile”, che esprime la trasformazione della morte a nuova vita, chiaramente descritta nella tredicesima carta dei tarocchi. Per dar vita a un nuovo inizio la putrefazione è una fase necessaria. La vita stessa è un ciclo di morte e rinascita, con la continua creazione di nuova vita che da all’uomo l’opportunità di lavorare su se stesso e sforzarsi di perfezionare la propria condizione. Gli alchimisti sostengono che la Nigredo dura quaranta giorni. Questo periodo di quaranta giorni ha un valore simbolico: Gesù digiunò per quaranta giorni nel deserto; ci sono quaranta giorni di digiuno tra la Pasqua e l’Ascensione; gli israeliti girovagarono nel deserto per quaranta giorni; il diluvio universale, con il quale Dio mondò la terra dai peccatori, durò quaranta giorni e quaranta notti; Sant’Antonio passò quaranta giorni nel Sahara, tormentato da estreme visioni erotiche e demoni.
(tratto da Esopedia)
mercoledì, 16 aprile 2008

Noi non cerchiamo mai le cose, ma la ricerca delle cose, non viviamo mai nel presente, ma in attesa del futuro.
(B. Pascal)
Nel silenzio Nimiel78 sospirò in
riflessioni,
filosofia alle ore 20:17
Permalink -
commenti (1) -
commenti (1) (popup)
martedì, 04 marzo 2008
Nulla è più semplice che tirare fuori espressioni e notazioni per flussioni e infinitesimali... ma se rimuoviamo il velo e guardiamo dietro, se, lasciando da parte le espressioni, ci mettiamo attentamente a considerare le cose stesse che si suppone siano da esse espresse o contrassegnate, scopriremo il vuoto, il buio e la confusione; anzi, se non mi sbaglio, impossibilità e contraddizioni dirette. (G. Berkeley)
Nel silenzio Nimiel78 sospirò in
riflessioni,
filosofia alle ore 14:43
Permalink -
commenti -
commenti (popup)
sabato, 15 dicembre 2007
Nel diciannovesimo secolo il problema era che Dio è morto; nel ventesimo secolo il problema è che l'uomo è morto. Tutto è diventato bussiness, ogni cosa deve funzionare ed essere utilizzabile. Non esiste un sentimento di identità, esiste un vuoto interiore. non si hanno convinzioni, né scopi autentici. Il carattere mercantile è l'essere umano completamente alienato, privo di qualunque altro interesse che non sia quello di manipolare e funzionare. È proprio questo il tipo di umano conforme ai bisogni sociali. Si può dire che la maggior parte degli uomini diventano come la società desidera che essi siano per avere successo. La società fabbrica tipi umani così come fabbrica tipi di scarpe o di vestiti o di automobili: merci di cui esiste una domanda. E già da bambino l'uomo impara quale sia il tipo più richiesto.

Oltre al conformismo inteso come mezzo per superare l'isolamento, un altro fattore nella vita contemporanea deve essere preso in considerazione: la routine del lavoro e del piacere. L'uomo diventa un 'dalle nove alle cinque', è parte della forza del lavoro, della forza burocratica degli impiegati e dei dirigenti. Ha scarsa iniziativa, i suoi compiti essendo prescritti dall'organizzazione; vi è ben poca differenza tra chi è in cima alla scala, e chi è in basso. Tutti seguono schemi prestabiliti, con una velocità prestabilita, in modo predisposto. Perfino le reazioni sono prescritte: allegria, tolleranza, amabilità, ambizione e capacità di andare d'accordo con tutti senza attrito. Il divertimento è organizzato nello stesso modo, sebbene non con lo stesso sistema; i libri sono selezioni da biblioteche, i film dagli impresari, e gli slogans pubblicitari coniati da loro; il resto è pure uniforme; la gita domenicale in automobile, i programmi televisivi, le riunioni e i ricevimenti ufficiali. Dalla nascita alla morte, dal lunedì alla domenica, da mattina a sera, tutte le attività sono organizzate e prestabilite. L'uomo ha paura della libertà, perché la libertà lo obbliga a prendere delle decisioni individuali, e le decisioni comportano rischi. Può danneggiarsi, perché deve assumersi tutta la responsabilità delle proprie scelte.
Erich Fromm
domenica, 09 dicembre 2007
Una vita senza ricerca non è degna per l'uomo di essere vissuta. (Socrate)
Nel silenzio Nimiel78 sospirò in
riflessioni,
filosofia alle ore 18:14
Permalink -
commenti -
commenti (popup)
domenica, 06 maggio 2007
La rinuncia è sempre della mente. Non consiste nell'andare in una foresta o in un luogo isolato, né nell'abbandonare i propri doveri. La cosa più importante è controllare che la mente non vada verso l'esterno, ma verso l'interno.
(Ramana Maharshi, Detti)
Nel silenzio Nimiel78 sospirò in
filosofia alle ore 17:18
Permalink -
commenti -
commenti (popup)
domenica, 06 maggio 2007
Si vive nel falso fino a che non si è sofferto. Ma quando si comincia a soffrire, si entra nel vero soltanto per rimpiangere il falso. (E. Cioran)
Nel silenzio Nimiel78 sospirò in
filosofia alle ore 09:24
Permalink -
commenti (2) -
commenti (2) (popup)
domenica, 06 maggio 2007
Ho lottato, e molto: credetti poter vincere (ma alle membra venne negata la forza dell'animo), e la sorte e la natura repressero lo studio e gli sforzi. E' già qualcosa l'essersi cimentati; giacchè vincere vedo che é nelle mani del fato. Per quel che mi riguarda ho fatto il possibile, che nessuna delle generazioni venture mi negherà; quel che un vincitore poteva metterci di suo: non aver temuto la morte, non aver ceduto con fermo viso a nessun simile, aver preferito una morte animosa a un'imbelle vita.
(Giordano Bruno, "De monade, numero et figura")
Nel silenzio Nimiel78 sospirò in
filosofia alle ore 09:10
Permalink -
commenti (1) -
commenti (1) (popup)
sabato, 07 aprile 2007
“La vita è un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia”: tutto soffre, l'amore è un'illusione.
Schopenhauer sostiene che, in ultima analisi, l'amore non è che l'espressione dell'istinto sessuale, lo strumento della Natura per perpetuare la vita della specie. Il fine dell'amore è, quindi, solo l'accoppiamento. L'uomo che ama, dunque, checché ne pensi, non è che lo strumento della Natura. Noi nobilitiamo l’amore, lo idealizziamo, ma, in fondo in fondo, esso non è che l'espressione del "desiderio sessuale”. E il desiderio, nel momento in cui non è appagato, è mancanza, una mancanza che non può che produrre "dolore”. Quando, poi, il desiderio viene appagato, si arriva alla noia e ad un nuovo desiderio, cioè ad un nuovo dolore. Il piacere è solo una fugace cessazione del dolore (non c'è piacere se non c'è un dolore precedente), dolore che è pressoché permanente, perché pressoché permanente è il desiderio che è la molla della vita. La vita è fondamentalmente desiderio (un desiderio che potremmo dire infinito), e quindi, dolore. E non soffre solo l'uomo, ma anche il fiore che appassisce, l'animale ferito. Certo l'uomo, proprio perché è consapevole, soffre di più. E soffre ancor di più il genio che ha una maggiore sensibilità nei confronti degli uomini comuni. E cos'è questo desiderio che accomuna tutto e in tutto produce sofferenza? E' la vita stessa e la vita non è che l'anima della Natura stessa. La vita non è che l'espressione della Volontà di vivere, di una volontà, cioè, irrazionale che è desiderio sempre inappagato.
Come, allora, liberarsi dalla Volontà di vivere? L'arte, in primo luogo, è una via, poiché libera l'individuo dalla catena quotidiana dei desideri e dei bisogni.
Nel silenzio Nimiel78 sospirò in
filosofia alle ore 14:44
Permalink -
commenti (6) -
commenti (6) (popup)
venerdì, 06 aprile 2007
Estratti dal pensiero di Gabriel Marcel (“Essere o avere”)
L' avere esprime una condizione di esteriorità e di oggettivazione, mentre l'essere rinvia all'esistenza così come essa viene concretamente vissuta dall'uomo. Ma essere e avere non sono disgiunti, ma, al contrario, connessi da un rapporto dialettico che trova la sua espressione nel corpo. La sfida che l'uomo si trova a dover sostenere è, in tale prospettiva, quella consistente nell'impedire che l'avere abbia la meglio sull'essere, ossia che l'essere venga, in qualche modo, alienato nell'avere. Questo funesto pericolo può avverarsi quando noi consideriamo i contenuti della nostra esistenza concreta alla stregua di cose oggettive, senza vivificarle continuamente con la nostra creatività; oppure quando consideriamo il mondo oggettivo del possesso, della scienza e della tecnica come una realtà a sé stante che finisce con il condizionare le nostre scelte. Si viene, così, a stabilire un rapporto di presenza, di amore, tra l'essere e noi uomini; questa relazione vive solo finché l'uomo le dà vita con la sua disponibilità nei confronti dell'essere. Se l'individuo, invece, si chiude ad esso, perché troppo occupato di sé, vive in una desolata solitudine che non può non sfociare nel suicidio: negando l'essere l'uomo nega se stesso. Grazie all'incontro con l'essere, invece, l'uomo si riscopre come unità, non come "un puro e semplice vivente, una creatura abbandonata alla vita e senza prese su di essa".
Nel silenzio Nimiel78 sospirò in
riflessioni,
filosofia alle ore 17:41
Permalink -
commenti (1) -
commenti (1) (popup)
domenica, 04 marzo 2007
Ah, ci sono tante cose fra cielo e terra, di cui soltanto i poeti hanno sognato qualcosa.
Bisogna avere ancora un caos dentro di sè per partorire una stella danzante.
È vero: amiamo la vita non perché siamo abituati alla vita, ma perché siamo abituati ad amare. C'è sempre un po' di follia nell'amore. Ma c'è sempre un po' di ragione nella follia.
Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro. E se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te.
Ciò che si fa per amore è sempre al di là del bene e del male.
Con tuoni e celesti fuochi d'artificio si deve parlare a sensi fiacchi e addormentati. Ma la voce della bellezza parla sommessa: essa s'insinua soltanto nelle anime più deste
Tutti gli uomini, di tutte le epoche, e ancora oggi, si dividono in schiavi e liberi; perché chi non dispone di due terzi della sua giornata è uno schiavo, qualunque cosa sia per il resto: uomo di stato, commerciante, impiegato statuale, studioso.
Friedrich Nietzsche
Nel silenzio Nimiel78 sospirò in
riflessioni,
filosofia alle ore 16:59
Permalink -
commenti -
commenti (popup)