"J'ai reçu la vie comme un blessure et j'ai defendu au suicide de guérir la cicatrice" (Lautréamont)
C’est moi
Nome: Francesca Sono abitata da un grido.
Di notte esce svolazzando
in cerca, con i suoi uncini, di qualcosa da amare.
Mi terrorizza questa cosa scura
che dorme in me;
tutto il giorno ne sento il tacito rivoltarsi piumato, la malignità. (S. Plath)
… mes marques…
Elen sila lùmenn' omentielvo: mae govannen!
A te, ignoto viaggiatore, i cui passi il destino ha per caso diretto nella mia terra d'esilio, Nìmiel, dama dell'antica stirpe dei Noldor, porge il benvenuto.
Che la luce di Earendil risplenda sempre sulla tua fronte.
Auspico che, inoltrandoti nelle paludi di queste desolate pagine, oscure e avvelenate, la tua anima non s'impregni delle loro esalazioni mortali... Sono un frutto amaro da assaporare, un vento improvviso all'orizzonte che annuncia la tempesta. Non ti biasimerò se veloce ed inorridito ti volgerai sollecito verso più sereni e luminosi orizzonti. Lascia pure me, Angelo Oscuro, sola nel mio abisso eterno di malinconia e dannazione.
Siamo i Custodi della Percezione, Guardiani degli Angeli Caduti in Fiamme dal Cielo, Lupi Siderali. Un gruppo di liberi sognatori indipendenti. Viviamo nel cyberspazio, siamo dappertutto. Non conosciamo frontiere. Questo è il nostro manifesto [...]
Il sito: Next Station
Il blog: Supernova Express
Talora il Destino, vecchio saltimbanco dai vividi appetiti, ordisce trame fumose…
Così, in un giorno in cui il sole ha dimenticato la mia misera stamberga, mi ritrovo a vergare parole all’incerta luce di una candela, per sondare la mia anima malata, agonizzante, derelitta.
Non conosco dove il vascello della mia immaginativa andrà a naufragare, né se l’ancella della Speme giungerà a porgermi la soave coppa della rinascita. Oppure, se m’incaglierò penosamente, risucchiata dal nero abisso della quotidianità orrida e squallida.
Parole, deliri, fantasmagorie si susseguiranno!
Intesserò allegorie e indosserò maschere, inneggerò all’Ideale e vomiterò sul reale, rapita da quest’orgasmico fervore che più le mie dita non riescono a trattenere.
Fate risuonare la campana si va in scena! Squillate i corni, si scende in battaglia!
Abbandonerò il fantoccio che chiamano col mio nome lungo tutto il disgustoso giorno, burattino vuoto e remissivo.
Su questo palco nudo e vero si mostrerà il mio cuore… Dando voce all’unica vera realtà che conosce: la propria, quella di uno spirito inquieto, drogato dall’oppiaceo dolore, quella rimodellata dall’Arte sublime.
Utopia
...ritrovare la mia Patria perduta e il mio Cavaliere Errante...
Musica sensualmente roca che volteggia indolente per condensarsi in lacrime sul volto: acido erosivo sulle guance, inaridente cianuro per il cuore.
Sfuma il reale in una tavolozza di pittore inesperto per lasciar posto al cinereo abbacinamento del Nulla: nessuna parola, nessuna mano. Solitudine tattile, saio e cilicio che mi raschia la pelle. Sospesa nel vuoto non cado, non volo. La folle Speranza mi lancia l’àncora estrema di un “se”, ma il mortaio di un sospiro l’affonda. No, no alle bolle di sapone multicolori, sgargianti di fasulle fantasie: fruizione insensata di un istante atemporale, aspaziale. Mi muovo ma non fuggo a me stessa; e mi chiedo chi, cosa sono per questo mondo che mi accoglie o in cui cammino clandestina. Pianterò la mia bandiera su uno sconosciuto Everest o le mille acque della notte mi intesseranno un sudario trapunto di gemme in oasi remote?
Silenzio!: vi fu mai un afoso pomeriggio in cui si dischiuse la mia anima per accogliere la Sua effigie dai lineamenti solcati da brezze di meditazione? Porgerei il mio lamento all’universo perché ne riverberasse il suono accordandolo all’aristotelica armonia delle eteree sfere celesti!
E sarà. Sarà Verbo nuovo che s’incarna nell’arcano cavaliere la cui ombra turbava il fiabesco velo che precedeva il mio passo incerto d’infanzia.
Ma oggi, dopo l’olocausto della giovinezza che ha lasciato sull’arena grumi lerci di abortite chimere, il mio Ippogrifo se n’è volato via benché abbia ancora la non più incantata Durlindana. Nelle vene si dibatte il Cobra dell’inquietudine, mi avvelena di domande, mi fa bruciare per tutto l’amore che non ho: naufragio che si perde a brancusiani primordi dell’esistenza – se essa mai davvero ebbe inizio o non fu piuttosto un’onirica ispirazione di un clown dormiente.
Non rimpiango arcadici pascoli; semplicemente correndo lungo cybernetiche sinapsi, irrompo nel mio destino snodandomi in un minoico labirinto. Ma dall’abisso che vorticando mi squarcia il petto, voglio vedere i Suoi occhi, prendere la Sua mano… Che poi sia una danse macabre o un apollineo valzer, l’alchimia del mio Io, rinvigorita, almeno non sarà più sola…
… dalle onde di cristallo, al tuo primo apparire un soffio lungo di tristezza che si potrebbe credere il mormorio della tua brezza soave, passa, lasciando tracce incancellabili sull’anima profondamente sconvolta, e tu richiami alla memoria dei tuoi amanti i rudi inizi dell’uomo, quando fa la conoscenza del dolore che non lo lascerà più. (Lautréamont)
Paris…
I love cats
"Vieni bel gatto, vieni sul mio cuore innamorato; trattieni i tuoi artigli, ch'io mi sprofondi dentro i tuoi begli occhi d'agata e metallo" (Baudelaire)
Amor perduto
... le meluvan úne ar alye lúmessen tenna nurucilie...