Il mio nuovo (splendido) video.
Song: "Warriors" (from Michael Flatley's "Lord of the Dance").
Clips from the movies "Hero" and "House of Flying Daggers".
Il mio nuovo (splendido) video.
Song: "Warriors" (from Michael Flatley's "Lord of the Dance").
Clips from the movies "Hero" and "House of Flying Daggers".
Per celebrare il centenario del Futurismo, riporto un bell’articolo su Beny Marinetti, la compagna del fondatore dell’avanguardia italiana, al quale fu legata non solo da un grande amore, ma anche da una profonda affinità artistica, culturale, totalizzante.
Il post qui.
HIROSHIGE - Il Maestro della Natura
Roma, presso la Fondazione Roma Museo (“Museo del Corso”)
Dal 17 marzo al 7 giugno 2009
[segnalazione evento qui]
Una celebrazione, non solo un evento. Minuti che sono fluiti rapidi e sempre più intensi, un delirio emozionale che sa creare così veemente solo chi mette l’anima in quello che fa, in quello in cui crede. È davvero difficile esprimere a parole l’energia che si è creata, intrecciata a parole, cuore, forza.
L’occasione mi ha anche permesso di conoscere di persona alcuni esponenti del Connettivismo. Non avevo dubbi, ma sono davvero persone speciali. Se possibile, ne ho ancora più stima.
Dal primo istante, ho respirato con loro qualcosa di unico, l’eccezionalità di essere rari ed avere dentro sigillato a fuoco un ideale, la forza delle idee, nonché lo spirito creativo che scorre pulsante nelle vene… Ciascuno con la propria individualità, ma coesi al contempo. Un fiore quantico energetico variegato di impulsi oscuri e di potenza oltre l’umano. Sublimi.
Un grazie davvero immenso e di cuore a tutti coloro che sono intervenuti e hanno partecipato, in maniera diversa, ma in particolare mi soffermo proprio sui connettivisti.
A Logos che ha tenuto le fila organizzative dell’intero evento, senza risparmiarsi, e grazie al quale è stato possibile realizzare tutto ciò.
A 7di9 che mi ha dato fiducia, spero ripagata al meglio, e ad Antares666, entrambi finalmente conosciuti de visu: grazie dell’appoggio e incoraggiamento, siete impareggiabili e stupendi. Abbiamo performato alla grande (e senza provare!
).
Staordinari, poi, Kremo, Evertrip e Black M. Veri Artisti, semplicemente.
Infine, ma non da ultimo, un ringraziamento speciale a Zoon, per la stima, l’incoraggiamento, la pazienza e… per ogni cosa.
Dopo i cieli e la terra, le opere d'arte. Grazie ad una partnership con il Prado di Madrid, Google Earth mette online le riproduzioni di alcuni dei massimi capolavori custoditi nel museo spagnolo. Offrendo un grado di dettaglio superiore a quello degli stessi occhi umani.
L'iniziativa, annunciata nei giorni scorsi dai responsabili delle due istituzioni, non ha precedenti in campo museale. Ai visitatori di Google Earth viene dato accesso virtuale ad una selezione di 14 tele tra le più importanti del Prado, tra cui "Las Meninas" di Diego Velasquez e "Tre di Maggio" di Francisco Goya.
A rappresentare ciascuna delle opere vi è una fotografia digitale ad altissima risoluzione, una risoluzione di 14.000 megapixel, cioe' 1.400 volte superiore a quella di una normale macchina digitale. L'osservatore è messo in condizione di navigare fin dentro i grani della tela, ad un livello di dettaglio inattingibile dall'occhio umano.
I visitatori non sono gli unici a trarre vantaggio dall'altissima definizione delle immagini. Secondo il Guardian, infatti, anche i responsabili starebbero impiegando estensivamente la galleria, in particolare per verificare in modo scientifico la qualità dei restauri operati sulle singole tele.
Niente è comparabile a vedere questi capolavori dal vivo, naturalmente, ma questa iniziativa offre un utile complemento all'esperienza originale.
Inizia il tour virtuale.
"Manifesto del Dadaismo" (1918, Tristan Tzara)
Per lanciare un manifesto bisogna volere: A, B, C, scagliare invettive contro 1, 2, 3, eccitarsi e aguzzare le ali per conquistare e diffonder grandi e piccole a, b, c, firmare, gridare, bestemmiare, imprimere alla propria prosa l'accento dell'ovvietà assoluta, irrifiutabile, dimostrare il proprio non-plus-ultra e sostenere che la novità somiglia alla vita tanto quanto l'ultima apparizione di una cocotte dimostri l'essenza di Dio.
Scrivo un manifesto e non voglio niente, eppure certe cose le dico, e sono per principio contro i manifesti, come del resto sono contro i principi (misurini per il valore morale di qualunque frase). Scrivo questo manifesto per provare che si possono fare contemporaneamente azioni contraddittorie, in un unico refrigerante respiro; sono contro l'azione, per la contraddizione continua e anche per l'affermazione, non sono né favorevole né contrario e non do spiegazioni perché detesto il buon senso.
DADA non significa nulla.
Se lo si giustifica futile e non si vuol perdere tempo per una parola che non significa nulla. Il primo pensiero che ronza in questi cervelli è di ordine batteriologico: trovare l'origine etimologica, storica, o per lo meno psicologica. Si viene a sapere dai giornali che i negri Kru chiamano la coda di una vacca sacra DADA. Il cubo e la madre di non so quale regione italiana: DADA. Il cavallo a dondolo, la balia, doppia conferma russa e romena: DADA . Alcuni giornalisti eruditi ci vedono un arte per i neonati, per latri santoni, versione attuale di Gesù che parla ai fanciulli, è il ritorno ad un primitivismo arido e chiassoso, chiassoso e monotono. Non si può costruire tutta la sensibilità su una parola, ogni costruzione converge nella perfezione che annoia, idea stagnante di una palude dorata, prodotto umano relativo.
L'opera d'arte non deve rappresentare la bellezza che è morta. Un'opera d'arte non è mai bella per decreto legge, obiettivamente, all'unanimità. La critica è inutile, non può esistere che soggettivamente, ciascuno la sua, e senza alcun carattere di universalità. Si crede forse di aver trovato una base psichica comune a tutta l'umanità? Come si può far ordine nel caos di questa informa entità infinitamente variabile: l'uomo? Parlo sempre di me perché non voglio convincere nessuno, non ho il diritto di trascinare gli altri nella mia corrente, non costringo nessuno a seguirmi e ciascuno si fa l'arte che gli pare.
Così nacque DADA da un bisogno d'indipendenza. Quelli che dipendono da noi restano liberi. Noi non ci basiamo su nessuna teoria. Ne abbiamo abbastanza delle accademie cubiste e futuriste: laboratori di idee formali: Forse che l'arte si fa per soldi e per lisciare il pelo dei nostri cari borghesi? Le rime hanno il suono delle monete. Il ritmo segue e il ritmo della pancia vista di profilo.
Tutti i gruppi di artisti sono finiti in banca, cavalcando differenti comete. Una porta aperta ha la possibilità di crogiolarsi nel caldo dei cuscini e nel cibo. Il pittore nuovo crea un mondo i cui elementi sono i suoi stessi mezzi, un'opera sobria e precisa, senza oggetto. L'artista nuovo si ribella: non dipinge più (riproduzione simbolica e illusionistica) ma crea direttamente con la pietra, il legno, il ferro, lo stagno, macigni, organismi, locomotive che si possono voltare da tutte le parti, secondo il vento limpido della sensazione del momento.
Qualunque opera pittorica o plastica è inutile; che almeno sia un mostro capace di spaventare gli spiriti servili, e non la decorazione sdolcinata dei refettori degli animali travestiti da uomini, illustrazioni della squallida favola dell'umanità .Un quadro è l'arte di fare incontrare due linee, parallele per constatazione geometrica, su una tela, davanti ai nostri occhi, secondo la realtà di un mondo basato su altre condizioni e possibilità. Questo mondo non è specificato, né definito nell'opera, appartiene alle sue innumerevoli variazioni allo spettatore.
La spontaneità dadaista.
L'arte è una cosa privata. L'artista lo fa per se stesso. L'artista, il poeta, apprezza il veleno della massa che si condensa nel caporeparto di questa industria. E' felice quando si sente ingiuriato: una prova della sua incoerenza. Abbiamo bisogno di opere forti, dirette e incomprese, una volta per tutte. La logica è una complicazione. La logica è sempre falsa. Tutti gli uomini gridano: c'è un gran lavoro distruttivo, negativo da compiere: spazzare, pulire. Senza scopo né progetto alcuno, senza organizzazione: la follia indomabile, la decomposizione. Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia è DADA; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere teso nell'azione distruttiva: DADA; presa di coscienza di tutti i mezzi repressi fin'ora dal senso pudibondo del comodo compromesso e della buona educazione: DADA ; abolizione della logica; belletto degli impotenti della creazione: DADA ; di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabiliti dai servi che bazzicano tra noi: DADA; ogni oggetto, tutti gli oggetti, i sentimenti e il buoi, le apparizioni e lo scontro inequivocabile delle linee parallele sono armi per la lotta: DADA; abolizione della memoria: DADA; abolizione dell'archeologia: DADA; abolizione dei profeti: DADA; abolizione del futuro: DADA; fede assoluta irrefutabile in ogni Dio che sia il prodotto immediato della spontaneità: DADA.
Estraneo alla Bellezza - nessuno può essere
Perché la Bellezza è Infinità
E il potere di essere finiti cessò
Prima che l'Identità fosse marcata
(Emily Dickinson)
Un grande artista che mi conquistò all’istante, la prima volta che vidi una sua opera esposta alla Alte Pinakothek di Monaco, fu Lucio Fontana. Rimasi bloccata di fronte ad uno dei suoi “Tagli”, in preda ad un coacervo di emozioni e pensieri.
Nel monocromatismo della tela, i “Tagli” si impongono come strutture primarie, assolute e misteriose, tanto che per accentuarne l’effetto, Fontana applicava dietro alle tele stesse una copertura di garza - non tesa, ma allentata, in maniera da risultare all'occhio come una zona scura - per rendere il taglio più enigmatico e enfatizzarne il significato concettuale, non violento, bensì tendente all'eterno e innalzando quel gesto rivoluzionario di squarciare la sacralità della tela a paradigma di purezza, ricerca dell’assoluto.
Trovo estremamente significativo che l’artista fin dall'inizio abbia denominato siffatte opere “attesa” (o “attese”), specificandovi poi la loro natura di “concetti spaziali”. “Attesa” racchiude uno spettro semantico piuttosto ampio e volutamente ambiguo, che va da un'ipotesi avveniristica fino ad un'intenzione contemplativa quasi metafisica. Di base, non vi è più rappresentazione del “fenomeno”, ma creazione concettuale, attraverso il pensiero e le sensazioni spaziali, percezione dell’essenza.
Quanto mi affascina profondamente è questa fenditura poco o tanto percettibile nella tela che schiude al di là un mondo altro. Quale altro? Stando alle teorie dello spazialismo, esso assume i contorni che l’emozione dello spettatore vuole conferirgli. Una simile risposta, tuttavia, mi sembra riduttiva, un qualcosa di non pensato in un che poggiava, invece, su solide basi teoriche.
Tenendo conto che Fontana recupera tanto il concetto squisitamente barocco di movimento nello spazio (la materia e la raffigurazione del reale che si vuole liberarsi dei limiti fisici per innalzarsi, tramite giochi ottici e vertigini prospettive, verso estensioni siderali), che il fervore del suo tempo per tutte quelle forze naturali allora ancora poco conosciute (particelle, raggi, elettroni, ecc.), mi piace pensare ai “Tagli” in una particolare ottica. Essi potrebbero essere una rielaborazione degli squarci prospettici (tipici soprattutto del ‘500/’600) verso natura o paesaggi idealizzati, riproposti secondo un nuovo modello e reinterpretati alla luce del sentire del XX secolo. Da questo punto di vista, si inquadrerebbe perfettamente la mia sensazione spontanea che al di là di quel taglio, di quella ferita inferta alla tela (metafora della “tela” della realtà fenomenica e mutevole che copre agli occhi fisici la verità e/o il noumeno), si apra un universo nuovo, ignoto, oscuramente bello, in cui immergersi e perdersi, una soglia verso il mondo del vero sentire, dalle dimensioni, leggi diverse. Ho pensato anche ad un’influenza dovuta alla fantascienza di quegli anni, che profilava il timore di un cosmo sconosciuto ma affascinante da esplorare, tuttavia mi attrae sognare che lo “spazio” che si intravede appena al di là, sia il nero splendente e arcano e meraviglioso e inumano a cui aspiriamo a tornare.
Si è abituati a vedere nel fumetto un sotto-genere di mero consumo giovanile, spesso con scarse pretese artistiche e men che meno letterarie. 
Tutti i libri del mondo non ti danno la felicità, però in segreto ti rinviano a te stesso. Lì c'è tutto ciò di cui hai bisogno, sole stelle luna. Perché la luce che cercavi vive dentro di te. La saggezza che hai cercato a lungo in biblioteca ora brilla in ogni foglio, perché adesso è tua. (H. Hesse)
Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive. (R.D. Bradbury)

"Un artista, nel suo intimo, è sempre un avventuriero" (T. Mann)

Prima di tutto, gli artisti sono uomini che vogliono essere inumani
(G. Apollinaire)
