giovedì, 02 luglio 2009
A Star is in the Sky
For anyone of us
But in some
There is no light I see
So many meaningless words
Covers this dusty world
Is this the will of Destiny
It's hard to understand
All these unworthinesses
I close my eyes...
Understand the aim of sorrow
No, no I never will
Fall down with useless sadnesses
No, I never will
Yet there's something so deep in me
I can't help bleeding
Is there no place to hide away from misery?
mercoledì, 01 luglio 2009
Crolla pezzo a pezzo l’ultimo cielo di cemento. Crolla sulle spalle stanche di portare troppi pesi.
E si svelano i tradimenti, le menzogne, [in equilibrio parallelo alla mia sciocca ingenuità]
gli ultimi cocci di illusioni calpestati dall’indifferenza di chi passa e non vede.
Esisto come squallida marionetta, pure un po’ scomoda al momento di liberarsene, oppure quale il nulla incarnato…
Continua il countdown, mentre si cade si cade si cade… [non credo nemmeno più nella sussistenza del fondo, ormai]
lunedì, 29 giugno 2009
Il sogno si smorzò già, una qualche notte. Un tempo molto lontano, che fatico a ricordare.
Avevo occhi che catturavano il tuono, che frantumavo in luci sgargianti di cui vestirmi nelle mie lotte.
La vita tradisce l’ardore dell’anima [soffoca l’ideale nella melma spleenetica del tempo, del mondo].
Rimangono pupille spente e parole vacue.
Maledetta dall’alba,
muoio d’attesa in un giorno mai nato.
domenica, 28 giugno 2009
Se guardi la neve che scende a coprire la terra,
coprire se stessa e tutto ciò che tu non sei, vedrai
che è la deriva gravitazionale della luce
sul rumore dell’aria che cancella l’aria,
è il cadere dell’attimo nell’attimo, la sepoltura
del sonno, la fodera dell’inverno, il negativo della notte.
(M. Strand)
[Desiderii Marginis - "Souls Lost"]
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domenica, 28 giugno 2009
Dopo la luce rossa delle torce su volti sudati
Dopo il silenzio gelido nei giardini
Dopo l'angoscia in luoghi petrosi
Le grida e i pianti
La prigione e il palazzo e il suono riecheggiato
Del tuono a primavera su monti lontani
Colui che era vivo ora è morto
Noi che eravamo vivi ora stiamo morendo
Con un po' di pazienza
Qui non c'è acqua ma soltanto roccia
Roccia e non acqua e la strada di sabbia
La strada che serpeggia lassù fra le montagne
Che sono montagne di roccia senz'acqua
Se qui vi fosse acqua ci fermeremmo a bere
Fra la roccia non si può né fermarsi né pensare
Il sudore è asciutto e i piedi nella sabbia
Vi fosse almeno acqua fra la roccia
Bocca morta di montagna dai denti cariati che non può sputare
Non si può stare in piedi qui non ci si può sdraiare né sedere
Non c'è neppure silenzio fra i monti
Ma secco sterile tuono senza pioggia
Non c'è neppure solitudine fra i monti
Ma volti rossi arcigni che ringhiano e sogghignano
Da porte di case di fango screpolato
Se vi fosse acqua
E niente roccia
Se vi fosse roccia
E anche acqua
E acqua
Una sorgente
Una pozza fra la roccia
Se soltanto vi fosse suono d'acqua
Non la cicala
E l'erba secca che canta
Ma suono d'acqua sopra una roccia
Dove il tordo eremita canta in mezzo ai pini
Drip drop drip drop drop drop drop
Ma non c'è acqua
Chi è il terzo che sempre ti cammina accanto?
Se conto, siamo soltanto tu ed io insieme
Ma quando guardo innanzi a me lungo la strada bianca
C'è sempre un altro che ti cammina accanto
Che scivola ravvolto in un ammanto bruno, incappucciato
Io non so se sia un uomo o una donna
- Ma chi è che ti sta sull'altro fianco?
Cos'è quel suono alto nell'aria
Quel mormorio di lamento materno
Chi sono quelle orde incappucciate che sciamano
Su pianure infinite, inciampando nella terra screpolata
Accerchiata soltanto dal piatto orizzonte
Qual è quella città sulle montagne
Che si spacca e si riforma e scoppia nell'aria violetta
Torri che crollano
Gerusalemme Atene Alessandria
Vienna Londra
Irreali
Una donna distese i suoi capelli lunghi e neri
E sviolinò su quelle corde un bisbiglio di musica
E pipistrelli con volti di bambini nella luce violetta
Squittivano, e battevano le ali
E strisciavano a capo all'ingiù lungo un muro annerito
E capovolte nell'aria c'erano torri
Squillanti di campane che rammentano, e segnavano le ore
E voci che cantano dalle cisterne vuote e dai pozzi ormai secchi.
In questa desolata spelonca fra i monti
Nella fievole luce della luna, l'erba fruscia
Sulle tombe sommosse, attorno alla cappella
C'è la cappella vuota, dimora solo del vento.
Non ha finestre, la porta oscilla,
Aride ossa non fanno male ad alcuno.
Soltanto un gallo si ergeva sulla trave del tetto
Chicchirichì chicchirichì
Nel guizzare di un lampo. Quindi un'umida raffica
Apportatrice di pioggia
Quasi secco era il Gange, e le foglie afflosciate
Attendevano pioggia, mentre le nuvole nere
Si raccoglievano molto lontano, sopra l'Himavant.
La giungla era accucciata, rattratta in silenzio.
Allora il tuono parlò
DA
Datta: che abbiamo dato noi?
Amico mio sangue che scuote il mio cuore
L'ardimento terribile di un attimo di resa
Che un'èra di prudenza non potrà mai ritrattare
Secondo questi dettami e per questo soltanto noi siamo esistiti, per questo
Che non si troverà nei nostri necrologi
O sulle scritte in memoria drappeggiate dal ragno benefico
O sotto i suggelli spezzati dal notaio scarno
Nelle nostre stanze vuote
DA
Dayadhvam: ho udito la chiave
Girare nella porta una volta e girare una volta soltanto
Noi pensiamo alla chiave, ognuno nella sua prigione
Pensando alla chiave, ognuno conferma una prigione
Solo al momento in cui la notte cade, rumori eterei
Ravvivano un attimo un Coriolano affranto
DA
Damyata: la barca rispondeva
Lietamente alla mano esperta con la vela e con il remo
Il mare era calmo, anche il tuo cuore avrebbe corrisposto
Lietamente, invitato, battendo obbediente
Alle mani che controllano
Sedetti sulla riva
A pescare, con la pianura arida dietro di me
Riuscirò alla fine a porre ordine nelle mie terre?
Il London Bridge sta cadendo sta cadendo sta cadendo
Poi s'ascose nel foco che gli affina
Quando fiam uti chelidon -
O rondine rondine Le Prince d'Aquitaine à la tour abolie
Con questi frammenti ho puntellato le mie rovine
Bene allora v'accomodo io. Hieronymo è pazzo di nuovo.
Datta. Dayadhvam. Damyata.
Shantih shantih shantih
(da "La Terra Desolata", T.S. Eliot)
giovedì, 25 giugno 2009
Confide in me and tell me, why the worthless never die
And tell to me my darling, why we cast our pearls to swine
Please come to me and show me, why the dead refuse to bleed
Why nothing lasts forever, and the past can't be retrieved
I am the alpha and the omega; I am the beginning and the end.
I am the answer I am the enigma; I am the flame which never ends
No love will ever save you, no kisses are too deep
No cross will give you answers, or satisfy your needs
No faith will give you pleasure, that takes away the pain
But hate will give you meaning, and make you feel again
I am the alpha and the omega; I am the beginning and the end.
I am the answer I am the enigma; I am the flame which never ends
Are we living just for pleasure, or for reasons yet unknown?
Let us realize our secrets, when we reach into my soul
Let my dreams be remembered, when I lay down not to sleep
Hell is where the heart is, it's a place for you and me
I am the alpha and the omega; I am the beginning and the end.
I am the answer I am the enigma; I am the flame which never ends.
martedì, 23 giugno 2009
Nel silenzio Nimiel78 sospirò in
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sabato, 20 giugno 2009
Se mai esistesse una qualche forma di deità, posso asserire che esiste solo il dio Dolore. Esso è l’unico che mi si è manifestato in tutta la sua potenza, costanza, veemenza. Che mai ha lasciato le sue briglie dalla mia anima, anzi, s’ingegna nuovi e sagaci supplizi. Mai, mai ha fine: può alleviarsi qualche istante, ma presto riprende più acuto di prima.
Soffoco del mio stesso pianto, inutile, ma esaurite le forze e le parole non rimane altro. Mi osservo, con una punta di macabro narcisismo, mentre il volto viene deformato, vaiolato dalla sofferenza, scarnificato in smorfie disumane. Solo i miei occhi mantengono una scintilla di lontana bellezza: tra capillari purpurei gonfi fin quasi ad implodere, un bagliore nelle cupe pupille si dilata e illumina lo sguardo (a volte mi illudo ancora puro), benché nell’agonia… La preghiera assurda, estrema, del condannato ad estenuante tortura, che domanda esulcerato il perché… Il perché di tutto questo; me lo merito davvero così atroce, fino in fondo?
Le giornate sono un monotono vagolare in un pozzo buio in una solitudine che è tornata a lacerare ogni singulto che la gola strozzata geme.
Senza uscita, senza speranza, sola.
I neuroni cedono allo stordimento, si atrofizzano per non percepire più nulla.
sabato, 20 giugno 2009
venerdì, 19 giugno 2009

"Rave di Morte" di Mario "Black M" Gazzola (ed. Mursia)
Thriller post cyberpunk ambientato in un’America preapocalittica, con metropoli sconvolte da continui attentati terroristici e perennemente sul piede di guerra (per tutto il libro si paventa una quinta campagna in Iraq), integralismi religiosi e fanatismi bellici per tutti i gusti. In questo plumbeo scenario s’inquadra la vicenda principale, apparentemente (e paradossalmente) più “leggera”: in un mondo tanto sul baratro, infatti, chi si preoccuperebbe di un minuscolo atto di pirateria musicale ai danni di un’uscita discografica?
Eppure, quando Lester Peels – giornalista rock e compositore a propria volta – riesce avventurosamente ad estrapolare dai file di un album ascoltato in anteprima il timbro vocale della misteriosa cantante Yorki Amor, per utilizzarla in segreto nelle proprie canzoni, si apre per lui un girone infernale senza vie d’uscita...
(altri dettagli qui)
giovedì, 18 giugno 2009
Occhi che colano
l’alba
di giorni affogati
nel maelstrom
delle illusioni.
Vi è solo notte, adesso…
In essa io mi dissolvo,
perché l’oscuro mi vive dentro
e non muore mai.
martedì, 16 giugno 2009
Mi sono soffermata davanti al vaso di lavanda, stamattina, uscendo, innanzi a quei pochi grappoli esili che stentano a far capolino tra l’esuberanza delle foglie. Ricordo, da bambina, quando m’avvicinavo con fascino curioso a quelle chiazze di profumo color lilla, intenso nel sole, ne scostavo il fogliame in trepida attesa, per scovare qualcosa di fiabesco che l’ultima ombra nascondeva alla vista.
Ci sono anni che invitano a sognare mondi celati dietro l’aulire onirico dei fiori di lavanda.
Poi arrivano ère di silenzio, scavate da lugubri venti che spazzano pianure riarse, che gettano sale negli occhi fino a che persino le lacrime siano prosciugate.
lunedì, 15 giugno 2009
Rigurgito l’immenso
che si scuote nelle viscere,
quel bolo indigesto
di voglia di vivere.
Lo osservo decomporsi
alla luce impudica del sole,
quel grumo di aneliti
e speranze
e ideali
che latra cieco
nel buio confino.
In un estremo
spasmo epilettico
annega
quello che gli umani
chiamavano
cuore.
lunedì, 15 giugno 2009
Finalmente Drogo capì e un lento brivido gli camminò nella schiena. Era l'acqua, era, una lontana cascata strisciante giù per gli spicchi delle rupi vicine. Il vento che faceva oscillare il lunghissimo getto, il misterioso gioco degli echi, il diverso suono delle pietre percosse ne facevano una voce umana, la quale parlava parlava: parole della nostra vita, che si era sempre a un filo dal capire e invece mai.
Non era dunque il soldato che canterellava, non un uomo sensibile al freddo, alle punizioni e all'amore, ma la montagna ostile. Che triste sbaglio, pensò Drogo, forse tutto è così, crediamo che attorno ci siano creature simili a noi e invece non c'è che gelo, pietre che parlano una lingua straniera, stiamo per salutare l'amico ma il braccio ricade inerte, il sorriso si spegne, perché ci accorgiamo di essere completamente soli.
Proprio in quel tempo Drogo si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani; che se uno soffre il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l'amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita.
Nel sogno c'è sempre qualcosa di assurdo e confuso, non ci si libera mai della vaga sensazione ch'è tutto falso, che un bel momento ci si dovrà svegliare.
(D. Buzzati, "Il Deserto dei Tartari")
La Fortezza, ultimo avamposto ai confini settentrionali del regno, domina la desolata pianura chiamata “deserto dei Tartari”, un tempo teatro di rovinose incursioni da parte dei nemici. Tuttavia, da molti anni nessun attacco è più giunto da quel fronte, e la Fortezza, svuotata ormai della sua importanza strategica, è rimasta solo una costruzione arroccata su una solitaria montagna, di cui molti ignorano finanche l’esistenza.
Anche Drogo, che pure si proponeva di rimanere alla Fortezza per pochi mesi, ne rimarrà affascinato, dalle rassicuranti e pigre abitudini che vi scandiscono il tempo, dalla speranza di una futura gloria che lo porterà ad investire i suoi vent’anni, e poi la sua intera vita, in una speranzosa, e infine rassegnata, attesa.
Soprattutto, domina la certezza di non poter più tornare indietro.
Nell'attesa della "grande occasione" si consuma la vita di Drogo e dei suoi compagni; su di loro trascorrono, inavvertiti, i mesi, poi gli anni. Drogo vedrà alcuni dei suoi compagni morire, altri lasciare la fortezza ancora giovani o ormai vecchi. Fino alla beffa finale: proprio nei giorni in cui i nemici, finalmente, avanzano verso il confine, Drogo dovrà lasciare la Fortezza, minato da una malattia che non gli consente di proseguire oltre la vita militare. La morte lo coglierà solo, in un’anonima stanza di una locanda di città… (estratto da Wikipedia)
domenica, 14 giugno 2009

... fissare il nulla è imparare a memoria
quello in cui noi tutti verremo spazzati...
(M. Strand)
domenica, 14 giugno 2009

Sei alla finestra.
C’è una nube di vetro a forma di cuore.
Sei il fantasma sull’albero lì fuori.
La strada è muta.
Il tempo, come il domani, come la tua vita,
è in parte qui, in parte sospeso in aria.
Non puoi farci niente.
La vita tranquilla non dà preavvisi.
Consuma i climi dello sconforto
e compare, a piedi, non riconosciuta, senza offrire nulla,
E tu sei lì.
(M. Strand)
domenica, 14 giugno 2009
Something has to change.
Un-deniable dilemma.
Boredom's not a burden
Anyone should bear.
Constant over stimu-lation numbs me
and I wouldn't have
It any other way.
It's not enough.
I need more.
Nothing seems to satisfy.
I don't want it.
I just need it.
To feel, to breathe, to know I'm alive.
Finger deep within the borderline.
Show me that you love me and that we belong together.
Relax, turn around and take my hand.
I can help you change
Tired moments into pleasure.
Say the word and we'll be
Well upon our way.
Blend and balance
Pain and comfort
Deep within you
Till you will not have me any other way.
It's not enough.
I need more.
Nothing seems to satisfy.
I don't want it.
I just need it.
To feel, to breathe, to know I'm alive.
Knuckle deep inside the borderline.
This may hurt a little but it's something you'll get used to.
Relax. Slip away.
Something kinda sad about
the way that things have come to be.
Desensitized to everything.
What became of subtlety?
How can it mean anything to me
If I really don't feel anything at all?
I'll keep digging till
I feel something.
Elbow deep inside the borderline.
Show me that you love me and that we belong together.
Shoulder deep within the borderline.
Relax. Turn around and take my hand.
domenica, 14 giugno 2009
We barely remember who or what came before this precious moment,
We are choosing to be here right now. Hold on, stay inside
This holy reality, this holy experience.
Choosing to be here in
This body. This body holding me. Be my reminder here that I am not alone in
This body, this body holding me, feeling eternal
All this pain is an illusion.
Alive, I
In this holy reality, in this holy experience. Choosing to be here in
this body. This body holding me. Be my reminder here that I am not alone in
This body, this body holding me, feeling eternal
All this pain is an illusion.
Twirling round with this familiar parable.
Spinning, weaving round each new experience.
Recognize this as a holy gift and celebrate this chance to be alive and breathing.
This body holding me reminds me of my own mortality.
Embrace this moment. Remember. We are eternal.
all this pain is an illusion.
domenica, 14 giugno 2009
Mangiare poesia
Cola inchiostro dagli angoli della mia bocca.
Non c'è felicità pari alla mia.
Ho mangiato poesia.
La bibliotecaria non crede ai suoi occhi.
Ha gli occhi tristi
e cammina con le mani chiuse nel vestito.
Le poesie sono scomparse.
La luce è fioca.
I cani sono sulle scale dello scantinato, stanno salendo.
Gli occhi ruotano le orbite,
le zampe chiare bruciano come stoppia.
La povera bibliotecaria comincia a battere i piedi e a piangere.
Non capisce.
Quando mi inginocchio e le lecco la mano,
urla.
Sono un uomo nuovo.
Le ringhio, abbaio.
Scodinzolo di gioia nel buio libresco.
(M. Strand)
sabato, 13 giugno 2009
Je n`ai pas su te dire
les mots justes du coeur
que tant d`autres soupirent
Je n`ai su trouver
mes sentiments dormant
qui restent et me survivent
Et la nuit revient
ce n`est qu`un mauvais rêve
qui reste dans ma tête
Et je te retiens
de partir sans rien dire
sans même un dernier geste
Je ne peux pas vous porter
au dessus de ces champs
de pluies et d`eaux salées
Et la nuit revient
ce n`est qu`un mauvais rêve
qui reste dans ma tête
Et je te retiens
de partir sans rien dire
sans même un dernier geste
Je n`ai qu`un regret
comme une tendre faiblesse
de ne pouvoir chavirer
tes navires de tempete
Et la nuit revient
ce n`est qu`un mauvais rêve
qui reste dans ma tête
Et je te retiens
de partir sans rien dire
sans même un dernier geste